James Tilley, professore di politica all’università di Oxford e autore, assieme Sara Hobolt, della London School of Economics, del libro ‘Tribal Politics: How Brexit divided Britain’, sostiene che l’uscita dell’Ue del Regno Unito abbia dato origine a nuove identità politiche: “Prima del referendum nessuno nel Regno Unito era particolarmente interessato all’Europa. L’elettorato non la considerava una cosa positiva o negativa. Il referendum ha obbligato tutti a scegliere una parte o l’altra e si è insediata una nuova mentalità: la tua squadra è la migliore, l’altra è terribile. Ecco, allora, due tribù con divergenze in crescita e opinioni sempre più marcate. Tuttora, nonostante il passare del tempo, il 60% dell’elettorato si definisce un Remainer o un Leaver”, spiega nel colloquio con Il Corriere della Sera. Le dimissioni di sei primi ministri in dieci anni hanno una spiegazione: “Credo che il fattore principale sia la bassa crescita economica degli ultimi vent’anni. È un elemento che rende governare più difficile, come stiamo vedendo anche in Germania e Francia, dove le prestazioni economiche sono scarse come nel Regno Unito e dove Emmanuel Macron e Friedrich Merz sono impopolari quanto Starmer. Detto questo, il referendum ha complicato la situazione: c’è meno lealtà nei confronti dei partiti tradizionali. Questo significa che un primo ministro fatica a impedire che il suo elettorato si avvicini a partiti alternativi, come Reform e i Verdi, e questo, a sua volta, rende più difficile tenere sotto controllo i propri deputati”.