
L’economia italiana entra nell’estate con segnali contrastanti: industria che tiene, servizi in frenata e una fiducia che si incrina in un quadro internazionale che resta instabile. A dirlo è Confindustria nella ‘Congiuntura Flash’, che fotografa un secondo trimestre ancora condizionato dagli effetti della guerra in Medio Oriente e un terzo trimestre atteso in lieve miglioramento, ma senza una reale accelerazione della crescita.
Il prezzo del petrolio è tornato quasi sui livelli pre-conflitto, ma gli effetti macro restano visibili: inflazione ancora elevata, tassi d’interesse più alti e condizioni del credito peggiorate. In questo contesto, il Pnrr continua a sostenere gli investimenti, ma la dinamica complessiva risente di un irrigidimento finanziario che frena le decisioni delle imprese e riduce le attese di crescita.
I segnali del ciclo trovano conferma nei dati sulla fiducia diffusi da Istat. A giugno il clima di fiducia dei consumatori scende da 93,4 a 92,4, con un peggioramento diffuso delle componenti personali e correnti, mentre migliorano solo le attese sulla situazione economica generale e sulla disoccupazione. In direzione opposta si muove invece la fiducia delle imprese, che sale da 94,2 a 95,2: il miglioramento è più marcato nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio, mentre manifattura e servizi restano su recuperi più contenuti.
La divergenza tra famiglie e imprese si riflette anche sui consumi. Confindustria segnala in tal senso che le vendite al dettaglio sono in calo dello 0,3% in volume e la flessione degli acquisti di auto a maggio conferma un rallentamento della spesa. Il rischio, secondo le indicazioni congiunturali, è che il secondo trimestre segni una battuta d’arresto, nonostante l’occupazione continui a sostenere i redditi.
Sul fronte estero, l’Istat segnala un maggio altalenante per il commercio con i Paesi extra Ue: l’export cresce dello 0,4% su base mensile, mentre le importazioni avanzano più rapidamente (+3,4%). Il saldo commerciale resta positivo ma si riduce a 3,843 miliardi di euro, in calo rispetto ai 5,387 miliardi dello stesso mese del 2025. Nel dettaglio, l’export è trainato dall’energia (+21,1%) e dai beni intermedi, mentre risultano in calo beni strumentali e beni di consumo. Il deficit energetico si amplia rispetto all’anno precedente, segnalando una maggiore esposizione ai prezzi internazionali. Su base tendenziale, l’export extra Ue cresce del 6,3%, con forti differenze geografiche: aumentano le vendite verso Svizzera, Cina e area Mercosur, mentre arretrano quelle verso Stati Uniti, Turchia e Regno Unito. Un segnale di riallocazione dei flussi commerciali più che di espansione generalizzata.
Il quadro si completa con il settore dei servizi, dove l’indice Pmi segnala una nuova contrazione (49,4 a maggio) e la spesa dei turisti stranieri in Italia torna negativa, interrompendo il boom dei mesi precedenti. Anche la fiducia delle imprese dei servizi resta debole, confermando un rallentamento diffuso della domanda interna.
Sul versante dei prezzi e della politica monetaria, l’attenzione resta sulla Bce. Confindustria sottolinea che l’inflazione italiana è risalita al 3,2%, in linea con l’eurozona, spinta soprattutto dall’energia (+11,9% a maggio), mentre la componente core è tornata al 2,0%. Parallelamente, l’indagine della Bce sulle aspettative dei consumatori mostra un’inflazione percepita stabile al 4%, con attese a 12 mesi in calo al 3,5% e quelle a tre anni al 2,9%.
Le aspettative restano quindi ancora sopra l’obiettivo della Bce, pur in un progressivo raffreddamento. In questo contesto, il recente rialzo dei tassi ufficiali al 2,25% si inserisce in una fase in cui la stretta appare più cauta. I mercati scontano infatti solo aggiustamenti limitati, mentre il peso cumulato dei tassi più alti continua a incidere su credito, investimenti e domanda interna. La stessa presidente Christine Lagarde, ricorda Confindustria, ha chiarito che non si tratta di una stretta aggressiva: gli operatori si attendono un solo ulteriore ritocco da 25 punti base entro la fine dell’anno.