“L’automobile europea è come un transatlantico progettato alla perfezione per attraversare gli oceani del Novecento. Acciaio pregiato, motori impeccabili, equipaggi formidabili. Peccato che il mare sia cambiato e noi siamo ancora impegnati a lucidare il ponte mentre altri stanno costruendo navi completamente diverse”. Lo scrive il professor Giuliano Noci, professore Ordinario in Ingegneria Economico- Gestionale presso la School of Management del Politecnico di Milano, sul Sole 24 Ore. “La crisi dell’automotive europeo non è solo colpa dei sussidi cinesi. Non sono soltanto batterie, incentivi, dazi o nostalgia per il diesel – si legge ancora -. Sarebbe una spiegazione troppo comoda. Perché vorrebbe dire che basta mettere qualche miliardo in più, alzare qualche barriera commerciale e aspettare il ritorno del passato. Peccato che il passato non torni. Soprattutto quando il futuro ha già cambiato indirizzo. L’Europa non sta semplicemente perdendo una gara tecnologica. Sta combattendo una guerra industriale con le regole della guerra precedente. L’auto non è più soltanto una macchina che si muove. È un computer su quattro ruote: osserva, comunica, raccoglie dati, dialoga con infrastrutture, si aggiorna e trasforma informazioni in esperienza. Noi, invece, continuiamo spesso a trattarla come una carrozzeria con una batteria”.