Iran, Covi: A Hormuz decine di mine evolute, per sminare Stretto serviranno due mesi

“C’è stata l’iniziativa multinazionale all’inizio politicamente lanciata dal Presidente Macron, in parallelo c’è stata un’iniziativa simile da parte della Gran Bretagna, le due sono confluite, noi abbiamo partecipato a tutta l’attività di pianificazione in ambedue, anche sul nostro suggerimento le due sono confluite e quindi la prospettiva è quella di una missione multinazionale per lo sminamento di Hormuz e tra le altre cose la bontà di una simile iniziativa è proprio quella di consentire la partecipazione anche ad attori non europei e ad attori regionali con ruoli diversi che possono essere di supporto con la fornitura di personale, di basi e o materialmente di unità navali e di capacità specializzate per lo sminamento. Non sono moltissimi i paesi che possano contribuire tecnicamente allo sminamento di Hormuz, la stima condivisa è che il numero di mine non sia elevatissimo, stiamo parlando sull’ordine di decine, non di centinaia di mine. Probabilmente questo richiederà un impegno circa un paio di mesi, ovviamente è tutto da verificare, ma le mine sono sofisticate ed evolute e richiedono capacità e competenze che non sono a disposizione di tutti i paesi. L’Italia è pronta con due cacciamine che sono stati preposizionati su Gibuti proprio perché perché vogliamo essere in grado nel giro di pochi giorni di poter essere materialmente operativi nell’area. Considerate che i cacciamine ci metterebbero circa 25 giorni dall’Italia per arrivare all’Oman, quindi questa è la ragione del preposizionamento”. Così il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), Giovanni Maria Iannucci, in audizione nelle commissioni congiunte Difesa di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame congiunto della Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2026.