Nato, Meloni si prepara ad Ankara: sicurezza, Ucraina e fianco Sud sul tavolo del vertice

C'è l'accordo dei Paesi dell'Alleanza su una dichiarazione che sarà adottata formalmente dai leader

In attesa del vertice Nato di martedì e mercoledì, i Paesi dell’Alleanza si accordano su una dichiarazione che sarà adottata formalmente dai leader durante il Summit.

Tra i temi su cui ci concentra il testo, ampio spazio è dedicato all’Ucraina: l’Alleanza ribadisce il sostegno a Kiev e punta a rafforzare la pressione nei confronti di Mosca, impegnandosi a fornire all’Ucraina 70 miliardi di euro in assistenza militare per il 2026 e “almeno livelli equivalenti” di supporto nel 2027. Nel dettaglio, si parla di 40 miliardi provenienti dalla Nato e 30 miliardi provenienti dal prestito dell’Unione europea. Non c’è ancora, dal lato italiano, un impegno preciso su una cifra da stanziare perché gran parte degli aiuti provenienti da Roma si sono concentrati, su richiesta ucraina, sul fronte delle infrastrutture energetiche.

Al cuore del vertice, secondo quanto filtra da fonti diplomatiche italiane, ci sarà il nuovo concetto di sicurezza, che ha un dominio molto più ampio e si estende “sulla protezione delle infrastrutture critiche, di sicurezza energetica, di cyber-sicurezza, di protezione dei confini, di sicurezza delle catene di approvvigionamento, di capacità di risposta alle emergenze in senso più ampio”, viene spiegato. E’ lo stesso concetto di sicurezza su cui si basa la strategia di Roma per arrivare al 5% del Pil da impegnare da qui al 2035 e che permette di differenziare le spese di materia di Difesa. Ad Ankara Roma arriva con una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil (2,09% di spese per la difesa e 0,71% in sicurezza), pari a circa 15 miliardi di euro. Il Paese, precisano le fonti, è già passato dall’1,6% al 2,8% in due anni e continuerà a crescere in maniera graduale.

Terzo punto in agenda è il fianco Sud dell’Alleanza. Nella dichiarazione, “grazie anche alle pressioni italiane”, sottolineano le fonti, è inserita nuovamente l’importanza e l’attenzione che il fianco Sud deve avere perché da lì arrivano le stesse minacce che arrivano da Est. Infine, i 32 Paesi dovranno rafforzare le capacità industriali di difesa adattando il comparto alle nuove sfide. Per questo, prima dell’inizio del vertice ci sarà un segmento dedicato l’industria, una sessione non politica ma di discussione dalle grandi industrie su come rispondere alle nuove esigenze del settore. Non si parlerà, secondo quanto filtra, del nodo dell’attivazione del Safe, che ha un cappello solo europeo.

In vista del vertice, Giorgia Meloni sente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per riaffermare “il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno della Nato, richiamando entrambi l’importanza del Fianco Sud”. L’attenzione ricade anche sulla Libia e sulla cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico degli esseri umani. Nella telefonata, precisa la Turchia, i due leader hanno discusso delle relazioni bilaterali, “sottolineando l’impegno a rafforzare la cooperazione in tutti i settori, in particolare nell’industria della difesa”.

L’elefante nella stanza del Vertice resta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la sua imprevedibilità. Dopo settimane di scontri e riconciliazioni, Meloni e Trump saranno di nuovo faccia a faccia. Non è formalmente in programma un incontro, ma, ricordano le fonti italiane, proprio come è successo durante il G7 di Eviàn, in Francia, non è escluso che ci sarà uno scambio tra i due.