Auto, Urso lancia piano da 1,3 mld: “Epicentro crisi a Bruxelles”. Sindacati: “Fondi insufficienti”

Al tavolo al Mimit Stellantis ribadisce: "Piano Italia ambizioso ma obiettivi raggiunti"

La crisi dell’auto non concede tregua, a dirlo sono i numeri: il 2026 si conferma un anno critico, con l’Italia che rischia di restare sotto la soglia delle 500mila unità prodotte a fronte di una capacità installata ben superiore. Per questo motivo, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministro Adolfo Urso ha convocato questa mattina un tavolo nazionale riunendo Stellantis, sindacati, Regioni e vertici di filiera per affrontare quello che appare come un vero declino produttivo.

Il ministro ha aperto il tavolo chiamando in causa Bruxelles: “L’epicentro della crisi è nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria europea favorendo la Cina. Non è solo Volkswagen in difficoltà, rischia di travolgere l’intera filiera”. Per questa ragione il governo mette sul piatto un Dpcm da oltre 1,3 miliardi di euro, l’obiettivo è cambiare registro. “Abbiamo segnato una svolta netta rispetto al passato – dichiara Urso – abbiamo superato incentivi frammentati che finivano per sostenere veicoli esteri. Oltre un miliardo del fondo è destinato alle PMI attraverso Accordi per l’innovazione e mini Contratti di sviluppo. Vogliamo unire competitività, occupazione e inclusione sociale”.

Stellantis, presente con il responsabile Europa Emanuele Cappellano, prova a leggere il contesto: “Nel secondo trimestre abbiamo registrato 1,6 milioni di consegne globali, +10%. In Italia cresciamo del 7%. Tuttavia, pesano criticità strutturali: dal 2019 il mercato ha perso 3 milioni di veicoli”. Cappellano è netto sulla rotta da seguire: “Serve congelare la regolamentazione CO2 per almeno 10 anni. Per un ‘Made in Europe’ efficace, i benefici devono andare a chi produce nell’UE almeno il 70% di vetture vendute localmente, includendo nell’equazione design e ingegneria”.

Il clima tra i sindacati è di profonda insoddisfazione. La Fiom-Cgil è tagliente: “Il fondo è un tavolo senza gambe. È assolutamente insufficiente. Servono due miliardi l’anno per cinque anni per innovare. Un Paese con una grande tradizione automobilistica non può non avere una Gigafactory”. Anche la Fim-Cisl batte i pugni: “Il miliardo è una goccia nel mare rispetto alla crisi. Serve un piano industriale straordinario che sposti il baricentro dai bonus acquisto al supporto diretto alla capacità produttiva, garantendo ammortizzatori sociali per tutta la transizione”. Davide Sperti (Uilm) rincara: “Il definanziamento del fondo, passato dai 4,5 miliardi del 2024 a 1,3 miliardi, è incomprensibile nel momento di massima difficoltà”.

Le Regioni giocano una partita strategica. L’assessore lucano Francesco Cupparo propone una via d’uscita per Melfi: “Chiediamo al Governo di valutare l’istituzione di una ZES di settore dedicata all’automotive all’interno della ZES Unica”. Una richiesta speculare arriva dal Lazio, con la vicepresidente Roberta Angelilli che preme su Stellantis per risposte su Cassino: “Apprezziamo l’esclusione di ipotesi di chiusura, ma ora serve un piano industriale chiaro con volumi e modelli definiti”. Il Lazio spinge per una “ZES di filiera” per colmare lo svantaggio competitivo. La mobilitazione delle Regioni è massima: il 7 settembre una delegazione volerà a Bruxelles. Anche Motus-E interviene sulla politica industriale. Il presidente Fabio Pressi guarda al futuro: “L’Italia può diventare un polo europeo per il riciclo delle batterie al litio. Proponiamo di riformare la fiscalità sulle flotte aziendali, rendendo conveniente per le imprese scegliere l’elettrico”. Il tavolo si chiude con una promessa di vigilanza da parte di Urso, che assicura: “Monitoreremo l’attuazione del nuovo Piano di Stellantis verificando investimenti e volumi. Se ci sono altri investitori, sono i benvenuti, purché producano in Italia”.