“Collegare il ritiro israeliano all’eliminazione delle armi illegali è l’unica via per arrivare a una soluzione del conflitto in Libano”. Così Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi da anni una delle figure della comunità cristiano-maronita più influenti e divisive della politica libanese, in un colloquio con il Corriere della Sera. “Per sessant’anni il confine meridionale è stato usato per trasformare il Libano in un’arena di conflitti, guerre e devastazioni. Oggi abbiamo davanti un’occasione storica: chiudere questa fase e riportare il Paese dentro una logica statale autentica, in cui solo le istituzioni legittime decidono sulla sicurezza, sulla guerra e sulla pace”, aggiunge. E quanto all’accordo quadro che non prevede il ritiro totale delle forze israeliane spiega: “La presenza di Israele nel Libano meridionale non è nata nel vuoto, ma è la conseguenza diretta di una situazione prodotta dalla guerra avviata da Hezbollah. È Hezbollah che ha provocato lo scontro e che ha trascinato il Libano dentro una nuova spirale militare. Per questo oggi non si può più fingere che il ritiro israeliano sia un dossier separato dal tema delle armi illegali. Non si tratta di una richiesta israeliana, ma di una necessità libanese, già sancita dall’Accordo di Taif: lo Stato deve avere il monopolio dell’uso della forza su tutto il territorio nazionale”.