A causa dell’aumento delle tasse, le piccole e medie imprese stanno passando ai pagamenti in contanti. In questo favorite anche dalla Banca centrale, che per sostenere l’economia ha immesso una quantità mostruosa di denaro liquido nel Paese. Lo riporta il Corriere della Sera che evidenzia come in Russia, Paese ad alto tasso di digitalizzazione, si erano dimenticati dell’esistenza del contante, perché si pagava tutto con la carta. Qualsiasi cifra, anche la più piccola. Tutto questo era possibile perché i costi erano bassissimi. Nessuna commissione bancaria significativa e un sistema fiscale estremamente semplificato per i piccoli volumi.
Si legge ancora sul quotidiano milanese che i russi si stanno affidando nuovamente al contante. E se le scintille che avevano dato inizio a questa tendenza erano state le interruzioni sempre più frequenti del servizio Internet e il timore non dichiarato che queste restrizioni decise dai servizi segreti potessero portare al blocco dei conti correnti online, adesso il fuoco è tenuto acceso dalla sfiducia nel sistema bancario e dal tentativo delle aziende di sfuggire a tasse sempre più alte e a una pressione finanziaria crescente. Secondo i dati della Banca centrale, dall’inizio dell’anno a oggi la Russia ha immesso in circolazione 1,56 trilioni di rubli, pari a 18 miliardi di euro. È il più grande aumento mai registrato, al di fuori del periodo della pandemia.
Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sberbank, il principale istituto di credito russo, parla di “segnali molto seri” che indicano come un numero crescente di imprese stia pagando i salari «”n busta”, ovvero in nero. “È un momento molto preoccupante… Non vediamo il contante rientrare nel sistema bancario tramite i servizi di raccolta fondi, i bancomat o i terminali self-service”, ha dichiarato Skvortsov all’agenzia di stampa Interfax.