I lavori agevolati con il Superbonus non possono rimanere aperti indefinitamente. È il principio emerso dall’ultima ondata di controlli formali relativi al periodo d’imposta 2023, in particolare per gli interventi di recupero edilizio ancora in corso al momento delle verifiche.
La normativa sul Superbonus non stabilisce infatti un termine specifico entro il quale devono essere conclusi i lavori, né fissa una scadenza per il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento energetico o miglioramento sismico.
Pertanto, le spese sostenute nel periodo di vigenza dell’agevolazione possono riguardare interventi avviati o conclusi in momenti diversi.
“La detrazione, invece, resta tuttavia subordinata all’effettiva realizzazione degli interventi e al raggiungimento degli obiettivi previsti. Per questo – evidenzia Rosa Santoriello, consigliera d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – la conclusione dei lavori rappresenta un presupposto sostanziale dell’agevolazione, che deve poter essere verificato dall’Amministrazione finanziaria”.
Il problema riguarda i lavori ancora in corso durante i controlli.
“Senza la loro conclusione non è possibile verificare il raggiungimento dei requisiti del Superbonus, come il miglioramento energetico o la riduzione del rischio sismico. Per questo – conclude Santoriello – secondo l’interpretazione proposta, gli interventi non possono proseguire indefinitamente, ma devono essere ultimati entro i termini di decadenza dell’azione di accertamento, così da consentire all’Amministrazione finanziaria di verificare la spettanza dell’agevolazione”.