Secondo un’analisi del Financial Times, basata su planimetrie, fotografie, immagini satellitari e dati termici a infrarossi e condotta anche con il contributo di Frontelligence Insight, i danni subiti da diverse grandi raffinerie russe sono visibili per settimane o mesi dopo gli attacchi. Lo riporta il Corriere della Sera, sottolineando come la campagna di deep strike ucraini in territorio russo avrebbe messo fuori uso oltre il 30% della capacità produttiva effettiva e il 45% di quella nominale della Russia, contribuendo alla peggiore crisi petrolifera interna dalla fine dell’Unione Sovietica. Le squadre incaricate degli attacchi mettono nel mirino i componenti critici degli impianti, in particolare quelli più difficili da sostituire e indispensabili nei sistemi di raffinazione di concezione sovietica. A Tuapse, gli attacchi di fine aprile avrebbero distrutto più di una dozzina di serbatoi, per circa 80.000 metri cubi di capacità di stoccaggio, ma soprattutto un’unità di lavorazione secondaria costruita durante il programma di modernizzazione celebrato da Putin.