L’oro torna a correre e raggiunge i massimi dal 16 giugno, con le quotazioni che salgono fino a 4.300 dollari l’oncia (+1,6%): a sostenere il metallo prezioso sono le attese per il rapporto sull’occupazione statunitense, considerato un indicatore chiave per valutare le prossime mosse della Federal Reserve, ma anche il ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e i nuovi timori sull’inflazione legati all’energia. Gli investitori restano infatti divisi sulla possibilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre. Da una parte il rallentamento del mercato del lavoro alimenta le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva, dall’altra le pressioni sui prezzi, rafforzate dal nuovo aumento del petrolio dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz, spingono alcuni operatori a mantenere un atteggiamento più prudente. A sostenere la domanda di oro contribuiscono anche gli acquisti istituzionali. In Cina gli investitori hanno continuato ad aumentare le posizioni lunghe sugli strumenti legati al metallo prezioso, utilizzandolo come copertura contro la volatilità dei mercati azionari, in particolare del comparto tecnologico.
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