
Italia ancora nella morsa del caldo, con allarme siccità al Nord e l’allerta incendi in Piemonte e Sicilia. Un fenomeno non isolato che “si inserisce in un quadro climatico che sta cambiando profondamente e che impone di rafforzare le nostre capacità di prevenzione e adattamento”, come ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin commentando gli effetti che le temperature persistentemente elevate stanno producendo sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi e sulla vulnerabilità dei territori.
Oggi sono state ancora 19 le città indicate con il bollino rosso secondo il bollettino sulle ondate di calore diffuso dal ministero della Salute. Tra le città più calde Roma, Napoli, Palermo, Bologna, Bolzano, Bari, Firenze, Genova, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Messina, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Viterbo. In arancione Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona. Bollino giallo invece per Cagliari e Torino. Domani si aggiungerà alle città più calde d’Italia Brescia: i bollini rossi saliranno dunque a 20. Dall’altro lato, è allerta maltempo con vere e proprie bombe d’acqua, temporali, improvvisi e localmente violenti, che oggi riportano l’attenzione sul rischio di nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento. Secondo la Protezione civile oggi era l’allerta gialla in alcuni settori di sei regioni: Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Sicilia e Umbria. Domani l’allarme sarà su settori di Lazio, Abruzzo, Toscana e Umbria.
Tra caldo estremo, siccità, grandine e roghi i danni all’agricoltura italiana hanno superato i tre miliardi di euro, secondo una prima stima Coldiretti, ma il conto degli effetti del cambiamento climatico potrebbe ulteriormente aggravarsi se l’assenza di precipitazioni dovesse perdurare. La situazione più critica resta concentrata al Nord, dove la scarsità d’acqua sta mettendo a rischio intere produzioni. In alcune aree il mais rischia di andare completamente perso, mentre cresce l’allarme per il riso, con punte del 40% di calo del raccolto. Al Nord il problema non sono soltanto i picchi di temperatura durante il giorno. Dopo tante giornate calde, anche le notti fanno fatica a rinfrescare davvero gli ambienti, aumentando il disagio soprattutto nelle grandi aree urbane.
L’emergenza idrica nel bacino del Po non accenna ad allentarsi. Il quadro elaborato da ISPRA conferma condizioni di forte criticità in alcune aree del Paese. Nel distretto del fiume Po è stato raggiunto il livello di severità idrica alta, il massimo previsto, mentre anche il distretto delle Alpi Orientali è passato a un livello di severità alta, con l’eccezione delle Province autonome di Trento e Bolzano, dove permane una condizione media. “Seguiamo con la massima attenzione l’evoluzione della siccità e della disponibilità idrica nel nostro Paese”, sottolinea Pichetto secondo cui è necessario “mantenere elevato il livello di monitoraggio e assicurare il massimo coordinamento tra Ministero, Autorità di bacino distrettuali, Regioni e gestori della risorsa”. Il ministro ribadisce la necessità “di fare sistema, costruendo un sistema integrato e coordinato dal MASE, capace di mettere in rete il Governo, gli istituti di ricerca, gli enti territoriali, le associazioni e tutti gli stakeholder coinvolti. Solo attraverso una collaborazione strutturata e continuativa possiamo rafforzare la capacità del Paese di prevenire i rischi, intervenire tempestivamente e adattarci ai cambiamenti in corso”. Sul fronte della sicurezza idrica, questo significa “ridurre le perdite delle reti, aumentare la capacità di accumulo, favorire il riuso delle acque depurate, rendere più efficienti i sistemi irrigui e migliorare la gestione integrata della risorsa a livello di bacino. Ogni litro d’acqua recuperato è una risorsa restituita alle famiglie, all’agricoltura, alle attività produttive e all’ambiente”.
Inoltre, il caldo prolungato aggrava inoltre il rischio di incendi, in particolare nelle aree mediterranee. “Alle condizioni climatiche estreme si aggiunge troppo spesso l’azione dell’uomo – condanna Pichetto – Servono sorveglianza, manutenzione del territorio, coordinamento tra le istituzioni e una cultura diffusa della prevenzione e della responsabilità. La risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze: la parola decisiva è prevenzione, agendo prima che un evento naturale si trasformi in una tragedia per le persone e per le comunità”. A causa degli incendi il Piemonte ha esteso all’intero territorio piemontese lo stato di emergenza per i roghi boschivi dichiarato lo scorso 3 agosto scorso quando erano coinvolte solo i territori delle province di Torino, Vercelli e Verbano Cusio Ossola. Allo stesso tempo, la Sicilia ha approvato la dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza regionale per la durata di un anno.
“L’Italia – conclude il ministro – dispone di competenze scientifiche, tecnologie, imprese e territori in grado di guidare questa trasformazione. Il nostro compito è accompagnarla, mettendo insieme sviluppo, sicurezza energetica, tutela dell’ambiente e protezione delle comunità. Dobbiamo fare sistema, valorizzando le competenze di tutti e costruendo un sistema integrato, coordinato dal Mase, in cui Governo, ricerca, territori, associazioni e stakeholder possano contribuire in modo concreto alla capacità del Paese di affrontare le nuove sfide climatiche”.