Ue specifica criteri clausola salvaguardia energia: comprese pompe di calore e centrali nucleari

L’ambito d’applicazione sarà limitato alle misure che rafforzano la sicurezza strutturale e la resilienza del sistema energetico europeo

commissione ue

La Commissione europea apre a una maggiore libertà e flessibilità di spesa per gli Stati membri che devono rafforzare la sicurezza energetica e accelerare l’uscita dai combustibili fossili. L’esecutivo Ue ha adottato un avviso che chiarisce come estendere a queste misure la clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause, NEC), già utilizzata per consentire ai Paesi di aumentare temporaneamente la spesa per la difesa senza incorrere automaticamente nelle regole fiscali europee. La possibilità era stata annunciata il 3 giugno nel pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026. La nota è stata pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale e specifica l’ambito d’applicazione che “sarà limitato alle misure che rafforzano la sicurezza strutturale e la resilienza del sistema energetico europeo e accelerano la transizione dai combustibili fossili. Le misure ammissibili dovrebbero essere finanziate a livello nazionale con un’incidenza diretta sul bilancio. Le misure ammissibili includono il sostegno alle famiglie e alle imprese per ridurne la dipendenza dai combustibili fossili e promuovere la decarbonizzazione, comprese le misure volte ad accelerare l’elettrificazione dei settori di uso finale, a sostenere gli investimenti nelle reti elettriche, lo stoccaggio di energia pulita (ad es. batterie), il risparmio energetico e l’espansione della capacità delle fonti di energia pulita“. Restano escluse dalla flessibilità la riduzione delle accise o di altre imposte sui combustibili fossili, i prezzi fissi, le sovvenzioni per i combustibili fossili, i sostegni basati sul reddito o altri sussidi intesi ad attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia o le misure che generano unicamente risparmi energetici indiretti senza realizzare un miglioramento strutturale nella resilienza del sistema energetico europeo. La clausola di salvaguardia nazionale resta valida fino al 2028.

Per quanto riguarda le famiglie, sono comprese le sovvenzioni per l’energia geotermica e solare; per sistemi residenziali di immagazzinamento dell’energia; per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, come le pompe di calore; per investire in infrastrutture domestiche di ricarica per veicoli elettrici; per una ristrutturazione media o profonda di edifici residenziali. Nel settore pubblico si prevedono gli investimenti in produzione e stoccaggio in loco di energia rinnovabile in loco e quelli in ristrutturazioni di edifici medie o profonde. Per le imprese sono compresi gli incentivi fiscali per infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici; le sovvenzioni e/o prestiti a tasso agevolato per una ristrutturazione media o profonda di edifici; gli incentivi finanziari mirati per incrementare il tasso di adozione delle tecnologie di decarbonizzazione industriale ai sensi dell’allegato del regolamento (UE) 2024/1735 del Parlamento europeo e del Consiglio. Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto compresi gli investimenti pubblici in infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, quelli in infrastrutture e materiale rotabile di trasporto urbano pulito come tram e metropolitane e quelli in infrastrutture ferroviarie e materiale rotabile. Infine, per il settore energetico, vengono elencati gli investimenti in progetti di energia rinnovabile, compresi la produzione di energia elettrica e il riscaldamento; quelli in tecnologie delle batterie e di stoccaggio dell’energia; quelli in centrali nucleari; quelli in infrastrutture e tecnologie delle reti elettriche; gli investimenti in tecnologie per la produzione di idrogeno mediante elettrolisi utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili o a basse emissioni di carbonio; quelli in tecnologie per l’efficienza energetica connesse al sistema energetico; quelli in combustibili rinnovabili sostenibili; i contratti bidirezionali per differenza per la produzione di energia pulita e gli investimenti per potenziare la sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici.

Nonostante l’estensione della clausola di salvaguardia alle spese per la sicurezza energetica, l’Unione Europea conferma che le tutele per la sostenibilità dei conti pubblici rimarranno rigide. Il tetto massimo complessivo per la flessibilità di bilancio resta invariato all’1,5% del PIL. Per evitare che le misure energetiche sottraggano risorse agli investimenti per la difesa, la Commissione ha introdotto limiti specifici per la spesa energetica ammissibile: limite annuale massimo 0,3% del PIL all’anno, limite cumulativo: massimo 0,6% del PIL complessivo per il triennio 2026-2028. Una volta raggiunto il tetto dello 0,6%, gli Stati non potranno beneficiare di ulteriore flessibilità per l’energia e dovranno finanziare eventuali misure extra tagliando la spesa in altri settori. I Paesi che hanno già impegnato gran parte del margine a disposizione per la difesa (pari o superiore all’1,2% del PIL) rischiano di saturare la soglia dell’1,5% prima di poter sfruttare interamente i fondi per l’energia. In questi casi, gli Stati potranno richiedere un’esenzione temporanea per superare il tetto dell’1,5%, a patto che non si comprometta la stabilità finanziaria. Tale deroga, tuttavia, non sarà a fondo perduto: richiederà successivi e più severi aggiustamenti di bilancio a medio termine, un vincolo particolarmente rilevante per i Paesi ad alto rischio di sostenibilità del debito.