
La benzina torna a far paura agli italiani. Sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self-service ha superato la soglia psicologica dei due euro al litro, attestandosi a quota 2,002 euro, mentre il gasolio vola fino a 2,116 euro. È la drammatica fotografia scattata questa mattina dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che certifica ufficialmente i livelli più alti registrati in Italia da settembre 2023.
Una morsa pesante che sulla rete autostradale si fa ancora più insostenibile, con picchi vertiginosi che toccano i 2,077 euro per la benzina verde e i 2,186 euro per quanto riguarda il gasolio. Di fatto quest’anno, i trasferimenti estivi e il controesodo degli automobilisti italiani si sono trasformati in un vero e proprio salasso economico inatteso per milioni di famiglie.
L’incredibile impennata dei listini ha subito scatenato la dura e inevitabile reazione delle principali associazioni dei consumatori. L’Unione Nazionale Consumatori (Unc) chiede a gran voce un intervento immediato “per estendere i tagli delle accise prima della scadenza prevista per fine mese”, portando la riduzione statale a ben trenta centesimi sul gasolio e introducendo contestualmente un taglio di quindici centesimi anche sulla benzina.
Sulla stessa linea il Codacons, che denuncia pubblicamente “una stangata complessiva stimata in 1,8 miliardi di euro solo per il bimestre estivo” e chiede tutele urgenti a favore delle categorie sociali più esposte.
Sul fronte europeo, la Commissione Ue ha ricordato che gli Stati membri possono ridurre le accise nel rispetto dei livelli minimi stabiliti dalla direttiva comunitaria. Eventuali deroghe al di sotto di tali soglie sono possibili solo previa proposta della Commissione e approvazione del Consiglio: un iter che la Spagna ha già avviato per ottenere il via libera ufficiale.
La crisi energetica rischia però di aggravarsi ulteriormente per el crescenti tensioni geopolitiche internazionali. L’annuncio di una nuova stretta economica legata all’Iran e le persistenti criticità nello Stretto di Hormuz continuano ad alimentare pesanti timori sui mercati petroliferi globali.
Secondo le stime allarmanti diramate da FederPetroli Italia, riprese con preoccupazione da AN.BTI–Confcommercio, il prezzo del gasolio sul mercato “potrebbe arrivare fino a tre euro al litro qualora il quadro geopolitico dovesse ulteriormente deteriorarsi”, mettendo irrimediabilmente a rischio la sopravvivenza economica di interi settori produttivi strategici, come ad esempio quello fondamentale dei bus turistici.
A spingere pericolosamente al rialzo i costi energetici complessivi contribuiscono inoltre in modo determinante i mercati internazionali delle materie prime: l’olio di palma ha toccato i massimi storici dal dicembre 2024 a Kuala Lumpur, fortemente sostenuto dalla straordinaria domanda globale orientata verso i biocarburanti e dai timori legati alle avverse condizioni meteo nei Paesi produttori asiatici. Nel frattempo, l’aumento dei listini dei carburanti comincia a pesare in modo ingente anche sugli enti locali e soprattutto sul Terzo Settore. Per questa ragione i parlamentari Pd hanno presentato un’interrogazione urgente per denunciare “le enormi difficoltà operative delle associazioni di volontariato”, i cui mezzi di soccorso, trasporto sanitario e protezione civile subiscono ogni singolo giorno l’impatto economico insostenibile di questi rincari incontrollati.