Ex Ilva, Mattarella: “Taranto impegno nazionale”. Meloni: “A settembre tavolo manifestazioni interesse”

La premier annuncia anche la convocazione di uno specifico tavolo per la città di Taranto

Le istituzioni rispondono agli appelli di sindacati e industriali sul futuro dell’Ex Ilva, della città di Taranto e della siderurgia in Italia. I “drammatici” problemi di occupazione e salute che la città pugliese attraversa da anni sono “un impegno nazionale”, garantisce il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lettera indirizzata al Quotidiano di Puglia in vista dei Giochi del Mediterraneo, che saranno ospitati proprio a Taranto da domani, venerdì 21 agosto, a giovedì 3 settembre.

Il capo dello Stato cerca di tranquillizzare la città, lasciando intendere che nessuno sarà lasciato indietro, in un momento in cui il dossier Ex Ilva entra in una fase decisiva. La manifestazione di interesse formalizzata da Federacciai, con quattordici imprese siderurgiche coinvolte, apre una prospettiva di possibile ritorno a una regia industriale nazionale e punta a valorizzare competenze, tecnologie e capacità produttiva italiane. Ma il nodo resta quello dell’area a caldo, il cuore del vecchio ciclo integrale dell’acciaio, sul quale si concentrano contemporaneamente le esigenze dell’industria e le preoccupazioni ambientali.

Il Governo “considera strategica la permanenza di una significativa produzione siderurgica a Taranto”, assicura la premier Giorgia Meloni annunciando, in una lettera al prefetto di Taranto, Ernesto Liguori, che il tavolo permanente di Palazzo Chigi tornerà a riunirsi entro i primi giorni di settembre per esaminare le manifestazioni di interesse arrivate nelle ultime settimane. La partita, però, non si esaurisce nella ricerca di un nuovo assetto proprietario o industriale. Meloni annuncia anche la convocazione di uno specifico tavolo per la città di Taranto, con l’obiettivo di valutare investimenti imprenditoriali da affiancare all’ex Ilva. Un passaggio che potrebbe segnare il futuro del territorio, in una città che per decenni ha identificato il proprio destino con la grande fabbrica.

La crisi dell’ex Ilva è diventata infatti quella dell’intero sistema economico locale: lavoratori diretti, imprese dell’indotto, appalti, commercio e servizi sono stati trascinati dentro una lunga stagione di incertezza. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno quantificato in oltre 20mila i lavoratori coinvolti, tra dipendenti diretti, amministrazione straordinaria e appalto, chiedendo a Mattarella un intervento per scongiurare licenziamenti collettivi e arrivare a una soluzione capace di tenere insieme lavoro e diritto alla salute.