Islanda, scrittore Magnason: Non andare in Europa è autolesionista

“Quando l’Islanda aderì al cristianesimo, nell’anno 1.000, ci fu quasi una guerra civile. Il giudice supremo, il lögsögumaður, che era pagano, decise per la conversione per due circostanze. La prima: volevamo commerciare con la Norvegia, cristiana e rigida. La seconda: i cristiani garantirono eccezioni. Le divinità norrene potevano essere adorate in privato. L’usanza di abbandonare i bambini indesiderati, crudele metodo di controllo delle nascite, fu mantenuta. E si potè continuare a mangiare cavallo, in barba a un divieto papale. Siamo gente legata alle tradizioni. Ma tutte le cose islandesi, la scrittura delle nostre leggende, la nostra stessa lingua, sono nate dai monasteri cristiani. Dall’aver detto sì”. Lo dice al Corriere della Sera Andri Snær Magnason, scrittore e ambientalista, commentano il no dell’Islanda all’Europa. “C’era una corrente chiamata ‘Sì, vediamo’, che diceva che intanto avremmo negoziato e poi si sarebbe votato sulla base delle condizioni. Io ero per un’adesione incondizionata. In Europa si va perché ci si crede. E perché non farlo è autolesionista”, aggiunge. E spiega: “L’Islanda è già nel mercato unico europeo, accettiamo tre quarti della normativa Ue senza però poterci sedere al tavolo dove la si decide. La campagna del no ha parlato di indipendenza, ma questo è il contrario dell’indipendenza”.