“Siamo sull’orlo del baratro, ma ancora non c’è un progetto valido. auspicavamo la sospensione del decreto di chiusura dell’area a caldo e l’installazione dei forni elettrici. Leggiamo che si deve trovare un modo per “disinnescare la bomba sociale” la cui miccia sta bruciando sempre più velocemente, ma ci domandiamo come. Ma, soprattutto, lo dichiariamo da tempo che si sarebbe arrivati a questo epilogo. Le colpe non possono essere ricercate all’interno dell’indotto, né tanto meno i nostri collaboratori dovranno essere i capri espiatori. Serve una condivisione d’intenti adesso, subito. Altrimenti occorrerà ricercare le colpe di un disastro preannunciato altrove. Le aziende ad oggi restano in attesa di conoscere come la direzione intenda procedere con le attività correnti e future. Ma finora non si è registrata alcuna risposta senza contare che al momento bisogna attivare le casse integrazioni straordinarie per le imprese. Allora come si pensa di salvaguardare l’indotto?” E’ quanto chiede il presidente di CONFAPI Taranto, ing. Fabio Greco, all’inizio di una settimana che apre una delle fasi più intense della vertenza che riguarda l’ex ILVA con la temuta “bomba sociale” che è pronta ad esplodere. I primi segnali si stanno avendo con le decisioni delle aziende dell’indotto che stanno firmando le lettere di licenziamento e di richiesta di ammortizzatori sociali per i loro dipendenti.
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