“Un’altra estate da record, e ormai non è più una sorpresa. Oltre la metà del territorio italiano ha vissuto condizioni di siccità e i danni stimati per l’agricoltura sono ingenti. Non c’è campo, risaia, vigna o stalla che non sia stata condizionata dalle alte temperature che abbiamo vissuto. Non è un’anomalia isolata, ma il quarto anno consecutivo di eventi climatici estremi, in un contesto europeo dove i raccolti estivi hanno perso fino al quindici percento delle rese”. Lo scrive Maurizio Martina, direttore aggiunto della Fao, in un suo intervento su La Stampa. “Il punto non è più se il clima stia cambiando, ma quanto in fretta siamo capaci di cambiare noi – aggiunge -. Il Mediterraneo è uno degli hotspot climatici del pianeta: si riscalda più velocemente della media e la combinazione di mari sempre più caldi ed evaporazione crescente produce siccità prolungate, piogge violente e grandinate distruttive sullo stesso territorio. È una regione fragile, stretta tra mare e montagna, ma è anche un laboratorio naturale: qui l’adattamento non è un’ipotesi teorica, è già cronaca quotidiana per chi lavora la terra”.
Martina poi sottolinea: “Questa estate dovrebbe insegnarci innanzitutto che l’acqua non è una risorsa infinita. L’agricoltura assorbe una parte significativa dei prelievi idrici italiani: investire in irrigazione efficiente, invasi, suoli capaci di trattenere umidità non è rimandabile. Serve anche diversificare le colture, scegliere varietà più resistenti a caldo e siccità, e ripensare tempi di semina, potatura e raccolta, come già fanno molti. Ma serve soprattutto un cambio di mentalità culturale, prima ancora che tecnico: la terra non è una risorsa da sfruttare finché rende, è un equilibrio delicato da custodire”.