Gli europei chiedono investimenti per ridurre la dipendenza dai fossili

A Bruxelles la prima edizione di Capital Voices, confronto tra istituzioni, think tank e industria sul sistema energetico

Le crisi in Ucraina e in Medio Oriente hanno riportato al centro una delle vulnerabilità strutturali dell’Europa: la dipendenza dai combustibili fossili importati. E mentre la Commissione europea punta a trasformare l’UE nel primo “continente elettrico”, la sfida è ora soprattutto quella di tradurre gli obiettivi fissati a Bruxelles in politiche concrete negli Stati membri.

È stato questo il tema della prima edizione di ‘Capital Voices: A policy dialogue on energy security and sovereignty’, evento organizzato dalla società di consulenza strategica e di comunicazione FGS Global e facilitato dalla compagnia elettrica francese EDF e dalla società energetica tedesca E.ON. a Bruxelles per mettere a confronto istituzioni europee, think tank nazionali e industria sul futuro del sistema energetico europeo. La giornata si è articolata in tre panel: il primo sulla sovranità energetica e sulle sfide dell’elettrificazione; il secondo ha portato la voce dei think-tank nazionali “Dalle capitali a Bruxelles”; il terzo ha coinvolto il punto di vista dell’industria.

Il leitmotiv emerso dalla discussione è uno, e sempre più difficile da ignorare: come ridurre la dipendenza da petrolio e gas senza compromettere la competitività europea?

Secondo il sondaggio commissionato da Fondapol e Fondation Jean-Jaurès a Ipsos-bva e presentato all’inizio dell’evento, su 8.000 cittadini di otto Paesi UE, il 92 per cento degli intervistati si aspetta che possano verificarsi nuove crisi del petrolio o del gas. Il 62 per cento considera l’Europa dipendente dall’energia importata e il 74 per cento è insoddisfatto della situazione energetica. Per il 57 per cento la risposta dovrebbe essere sostituire petrolio e gas con soluzioni elettriche, mentre il 63 per cento sostiene una sostituzione dei combustibili fossili con l’elettricità, laddove possibile, entro dieci anni.

L’elettricità è già percepita come l’energia del futuro dal 66 per cento degli europei. Ma il consenso sull’obiettivo si scontra con una questione più concreta: i costi. Il 29 per cento degli intervistati afferma di aver ridotto viaggi e vacanze a causa delle spese energetiche, mentre il 21 per cento ha tagliato la spesa alimentare. E il 77 per cento considera il prezzo dell’elettricità un fattore importante nelle decisioni delle imprese sulla localizzazione.

È proprio qui che si inserisce il piano presentato dalla Commissione il 17 luglio. L’Electrification Action Plan punta a portare la quota dell’elettricità nei consumi energetici europei dal 23 per cento attuale al 46 per cento entro il 2040, con l’obiettivo di ridurre la bolletta delle importazioni fossili fino a 260 miliardi di euro l’anno. Il piano interviene su reti, edifici, trasporti, industria e incentivi, affiancandosi alla revisione dell’ETS.

Ma per Bruxelles elettrificare non significa semplicemente sostituire una tecnologia con un’altra. “Non è solo una questione di investimenti, ma anche di tassazione“, ha sottolineato Miguel Gil Tertre, capo di gabinetto della vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, intervenendo al primo panel di Capital Voices. Secondo Gil Tertre, il conto finale pagato da cittadini e imprese “comprende anche oneri di rete, tasse e sussidi ai combustibili fossili”. E gli incentivi possono cambiare rapidamente la convenienza delle alternative: “Un’auto elettrica – ha ricordato – può costare circa la metà per chilometro rispetto a una vettura a benzina, mentre una pompa di calore può ridurre la bolletta del riscaldamento fino al 60 per cento”.

Il punto, quindi, non è soltanto produrre più elettricità pulita, ma rendere economicamente conveniente utilizzarla. È la condizione perché l’ambizione dell’“Electro Continent” possa uscire dai documenti della Commissione e diventare una realtà per famiglie e imprese.