Meloni rivendica estrazioni: “Serve autonomia”. Federpetroli: “Copriremo 42% fabbisogno”

La premier difende il decreto che accelera ricerca e produzione di idrocarburi introducendo commissari per superare i blocchi amministrativi regionali. Professor Noci: "Bene serve pragmatismo"

Il giorno dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto che accelera ricerca e produzione di idrocarburi introducendo commissari per superare i blocchi amministrativi regionali, l’esecutivo difende la propria linea strategica. “Dobbiamo mettere in sicurezza questa nazione sul piano energetico attraverso un mix”, ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivendicando la necessità assoluta di “produrre tutta l’energia possibile” in un contesto geopolitico complesso e mutevole, difendendo l’autonomia nazionale tra il rilancio del nucleare e lo sblocco delle trivellazioni, nonostante le “barricate” annunciate dalle minoranze.

Il pacchetto di misure si muove in parallelo con la recente richiesta formale inviata alla Commissione europea per attivare la clausola di flessibilità prevista dal Patto di stabilità, puntando a sbloccare complessivamente 36 miliardi di euro di margini di bilancio, di cui 14 specificamente destinati all’energia e 22 alla Difesa.

Dal fronte produttivo e accademico le nuove misure del governo trovano sponde favorevoli, seppur accompagnate da richieste che puntano ad una maggiore incisività amministrativa. Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, contattato da Gea ha accolto con grande favore l’introduzione dei commissari, stimando che sfruttando in modo strutturato e continuativo le risorse a terra e in mare, “onshore e offshore”, l’Italia potrebbe arrivare a coprire fino al “42% del proprio fabbisogno” energetico nazionale nell’arco di dieci anni, a fronte del “5-6% attuale”. Tuttavia Marsiglia avverte: per sbloccare realmente le concessioni sarà indispensabile procedere a una “profonda ristrutturazione” dell’organico dei ministeri competenti, vero cuore pulsante delle autorizzazioni.

Di simile parere il professor Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, che evidenzia come in un momento storico in cui il Paese si trova “sotto scacco internazionale”, stretto tra crisi e tensioni globali, non si possa vivere di “sentimenti astratti”. L’indipendenza energetica, sottolinea l’esperto, richiede pragmatismo, combinando l’uso necessario degli idrocarburi con lo sblocco immediato e massiccio dei cantieri bloccati sulle fonti rinnovabili, superando una volta per tutte “le infinite lungaggini burocratiche”.

La maggioranza, in parlamento, si dice soddisfatta. il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi ha plaudito al coraggio dell’esecutivo, paragonando la visione energetica del governo alla “lezione storica di Enrico Mattei” e accusando le opposizioni di un'”ottusa chiusura ideologica” che finisce sistematicamente per danneggiare le imprese e i cittadini italiani.

Contraria la reazione del mondo ambientalista e delle forze politiche di opposizione, che bocciano il provvedimento approvato ieri. Il WWF ha bollato il decreto come una mera operazione di “propaganda fossile”, l’Italia “non è il Texas”. Il nostro Paese dispone di risorse di petrolio e estremamente limitate, sufficienti all’incirca per “un solo anno di consumi”, puntare sulle trivelle contrasta inoltre apertamente con la drammatica crisi climatica testimoniata dalle recenti ondate di calore, oltre che con gli impegni internazionali assunti dall’Italia.

Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il decreto fondato su “bugie”, ha ricordato che il gas estratto sul territorio nazionale viene comunque venduto ai prezzi di mercato internazionali senza alcuno sconto reale sulle bollette delle famiglie e che le società energetiche hanno accumulato “80 miliardi di euro di profitti” grazie al caro energia. Giudizio critico anche dal M5. Ilaria Fontana, vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, ha liquidato il decreto come un anacronistico e miope “ritorno al passato”, totalmente incapace di affrontare le reali sfide industriali, economiche e della transizione ecologica di cui l’Italia avrebbe urgentemente bisogno per garantire una competitività solida e duratura nei prossimi decenni.