“La decisione di Eni di mettere un tetto per un mese al prezzo di benzina e diesel, seguita dal calmiere annunciato da Ip, è un segnale importante e concreto. Ma di fronte a una crisi che nasce da tensioni geopolitiche internazionali e da una crescente fragilità europea sul fronte della raffinazione, non possiamo affidarci soltanto alla buona volontà delle singole aziende o agli interventi dei singoli governi. Ora deve muoversi l’Europa”. Lo dichiara Letizia Moratti, europarlamentare del Ppe e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia, annunciando un’iniziativa per la creazione di un ‘European Fuel Shield’, un meccanismo europeo permanente di protezione di famiglie e imprese dagli shock eccezionali dei prezzi dei carburanti.
Da oggi Eni applicherà per 30 giorni un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, circa 17 centesimi sotto i livelli medi indicati dalla società al momento dell’annuncio. Ip ha annunciato una iniziativa simile. Eni collega l’impennata dei prezzi alla contrazione internazionale dell’offerta di prodotti raffinati e ricorda che in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie negli ultimi quindici anni.
Una vulnerabilità che, sottolinea Moratti, è diventata strategica. L’Unione europea importa circa il 95% del greggio utilizzato; il petrolio rappresenta ancora circa il 38% del mix energetico europeo e il 70% viene assorbito dai trasporti. La normativa UE impone riserve petrolifere equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette o 61 giorni di consumo, ma la crisi ha dimostrato che disporre di greggio non è sufficiente quando scarseggiano direttamente diesel e altri prodotti raffinati.
Secondo l’International Energy Agency, a settembre il Brent è arrivato intorno ai 105 dollari al barile, mentre il gasolio ha superato negli Stati Uniti i 200 dollari, con Europa e Asia poco distanti. Le esportazioni nette di diesel dai Paesi del Golfo sono scese ad agosto a circa 390 mila barili al giorno, poco più di un quarto dei livelli precedenti alla guerra. Considerando anche la Russia, rispetto a febbraio sono venuti meno circa 1,6 milioni di barili al giorno di esportazioni nette di gasolio. I margini di raffinazione nell’area atlantica hanno raggiunto livelli record.
La proposta di Moratti prevede quindi un ‘Scudo europeo per i carburanti’ articolato su quattro direttrici: una quota obbligatoria delle riserve strategiche europee costituita direttamente da benzina, diesel e jet fuel; il riconoscimento della capacità di raffinazione europea come infrastruttura strategica da salvaguardare e modernizzare; un meccanismo europeo di emergenza che consenta interventi fiscali temporanei e coordinati quando greggio o prodotti raffinati superano determinate soglie; un osservatorio europeo che renda trasparente l’intera formazione del prezzo, dal barile di greggio fino alla pompa.
La revisione della direttiva europea sulle scorte petrolifere già avviata dalla Commissione rappresenta, secondo Moratti, l’occasione per inserire queste misure nella legislazione europea. La stessa Commissione ha indicato per il 2026 la revisione delle norme proprio per valutare anche requisiti specifici di stoccaggio per differenti prodotti petroliferi.
“Nel 2022 abbiamo scoperto quanto fosse pericoloso dipendere dal gas russo – dice Moratti -. Oggi rischiamo di commettere un errore simile con i carburanti raffinati fuori dall’Europa. La transizione energetica non può significare trasferire capacità industriale e dipendenze strategiche fuori dall’Unione. Ho chiesto con una interrogazione alla Commissione europea di lavorare a un European Fuel Shield. Scorte strategiche anche di carburanti già raffinati, tutela della nostra capacità produttiva, interventi fiscali coordinati nelle emergenze e piena trasparenza sui margini. La sicurezza energetica è sicurezza economica: significa difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle nostre imprese”.