“Se il conflitto in Yemen si estendesse al territorio saudita, saremmo pronti a intervenire con tutti i mezzi, anche militarmente, contro gli Houthi. Siamo vincolati dall’accordo della Mecca e dal rapporto con Riad, anche per il valore religioso dei due luoghi santi che si trovano in Arabia Saudita”. Lo dice al Corriere della Sera Khawaja Asif, ministro della Difesa di Islamabad, discute di negoziati, guerra e Patto della Mecca, firmato il 7 agosto da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. “Gli Houthi sono un’entità indipendente, non statale, e non hanno alcun ruolo nel rapporto tra Pakistan e Iran”, aggiunge. Il Patto è diventato un atto necessario: “Sapevamo che era importante stringerlo a causa dei disordini degli ultimi tre anni. Tutti i Paesi della regione sentono di non potersi fidare, né di poter contare su una forma di protezione esterna”. E ancora: “Washington ha legami troppo forti con Israele. Non ci si può aspettare che resti dalla nostra parte, o da quella di qualunque altro Paese, quando sono in gioco gli interessi israeliani”.
Il ministro pakistano spiega che i dialoghi tra Usa e Iran “sono ancora in corso. Durante l’ultima Assemblea generale dell’Onu ci sono stati sforzi molto intensi per rendere operativo il Memorandum di Islamabad. Credo che vi siano progressi in questa direzione, spero si riesca a tornare ai tavoli prima delle elezioni americane di metà mandato”. Si tratta di “un documento molto equilibrato, finalizzato da entrambe le parti. Tutti i Paesi coinvolti in questo conflitto hanno lavorato mesi per definirlo. Sono fiducioso che Trump e gli iraniani scelgano la diplomazia, la fine delle ostilità è importante per tutti. Ma le cose si sono complicate anche a causa delle manipolazioni israeliane”