I Paesi importatori di petrolio mostrano invece una maggiore resilienza, con una crescita prevista del 4,3% nel 2026, dal 3,9% del 2025. In gran parte della regione aumentano tuttavia le pressioni inflazionistiche, soprattutto per effetto dei rincari alimentari legati alle difficoltà nei trasporti, all’aumento dei costi di importazione e alle tensioni sulle catene di approvvigionamento. Se il conflitto dovesse concludersi entro la fine del 2026, la Banca mondiale prevede per il 2027 un rimbalzo della crescita regionale, escluso l’Iran, al 7,8%, sostenuto soprattutto dalla ripresa della produzione e delle esportazioni di idrocarburi. La ripresa non è però garantita: infrastrutture danneggiate, investimenti rinviati e riserve fiscali ridotte potrebbero continuare a pesare sulla crescita anche dopo la fine dello shock. Nel medio periodo, il rapporto individua nell’intelligenza artificiale “una possibile fonte di crescita della produttività”. L’IA potrebbe aumentare la produttività nel 13-20% dei posti di lavoro della regione, mentre meno del 10% degli impieghi presenta un rischio di automazione nel breve termine. Per sfruttare questo potenziale, secondo la Banca mondiale, “sarà necessario colmare i divari nelle competenze, nelle infrastrutture, nei dati e nell’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale”.