
La rotta non si cambia, perché “si annunciano nuvoloni all’orizzonte”. Giancarlo Giorgetti si affida alla meteorologia per spiegare la traiettoria della prossima Manovra del governo, l’ultima della legislatura.
Il ministro dell’Economia lo aveva detto già ieri sera che per la legge di Bilancio servirà aspettare la fine del negoziato con Bruxelles per la flessibilità sulla Nec dell’energia. Tradotto in soldoni: visto che le risorse a disposizione potrebbero cambiare (in meglio), è preferibile pazientare ancora, rischiando anche di arrivare all’ultimo secondo, piuttosto che fare ipotesi negative e poi rimontare l’impianto con molti più strumenti nella cassetta degli attrezzi o, peggio ancora, fare previsioni espansionistiche per poi smontare in fretta e furia le misure.
Fermandoci al certo, l’Italia può contare su circa 29 miliardi di flessibilità già concessa per il prossimo biennio sulle spese per energia e difesa. Di questi, 14,4 miliardi circa verranno sicuramente spesi in questa manovra, anche se una buona metà servirà ad accelerare sulle rinnovabili per proseguire il distacco dalle fonti fossili e la restante parte per proseguire il piano europeo sulla difesa in linea con gli impegni Nato. Lo scostamento di bilancio che ha ricevuto il disco verde dal Parlamento servirà proprio a questi scopi. “Si devono mettere a punto le varie ipotesi e solo dopo avere il confronto con l’Unione europea – spiega il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin -. Aiuti in bolletta non si possono fare, deve essere un’opera di investimento, poi si sta pensando come degli investimenti possano diventare un beneficio utile”. I tempi sono comunque ristretti: “Bisogna trovare il modo di dare il beneficio prima e non dopo. Vediamo nel giro di un mese, anche perché alcune misure dovrebbero incastrarsi con la legge di Bilancio”.
Per Giorgetti inizia la fase più ‘turbolenta’ dell’anno, però. Perché tutti i partiti della maggioranza hanno le proprie proposte, poi toccherà al responsabile del Mef verificare se siano fattibili e se i conti quadrano. Per il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ad esempio, il taglio dell’Irpef in manovra non è tramontato. “Riteniamo che si debba tassativamente procedere. Come riteniamo che si debbano fare degli interventi per i giovani: si può cercare di estendere anche il bollo dell’auto a tutte le prime auto”. Anche la Lega ha i suoi desiderata, con in testa l’ampliamento da 85mila a 100mila euro della soglia per accedere alla flat tax al 15% per le partite Iva. Noi Moderati, invece, punta su casa e lavoro, chiedendo una cedolare secca del 5% per chi affitta la propria casa a lungo termine a canone concordato e zero tasse per gli under 30 al primo contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Il ministro dell’Economia, comunque, mostra ottimismo: “Se tutta una serie di circostanze che non dipendono da noi lo permetteranno, potrà essere conseguita anche l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo la prossima primavera”. Prima, però, dall’Europa aspetta un’altra risposta, altrettanto importante per la Manovra, l’ultima prima del voto.