Dall’onda blu alle midterm americane “c’è solo da augurarsi in generale di un nuovo rapporto tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea perché io credevo nella mia vita di non dover mai commentare, come purtroppo mi sta accadendo da quando Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, un presidente che lavora per demolire il rapporto con l’Europa. Ho detto più volte in questi mesi che due presidenti repubblicani come Bush o Reagan, cito loro non a caso, si stiano rivoltando nella tomba nel vedere come invece che rafforzare quello che chiamiamo patto atlantico, Trump ha lavorato per demolirlo e dividere l’Europa”. Lo ha detto il presidente del Pd, ed ex presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, rispondendo a GEA a margine di Ecomondo a Rimini. Questo, ha precisato, “da un punto di vista geopolitico ha dei riflessi incredibili”. Bonaccini ammette di non avere “grande fiducia che Trump cambierà la sua natura e il suo approccio, ma è vero che avere addirittura entrambe le camere, quindi sia Camera che Senato a maggioranza così robusta democratica, spero lo costringerà a più miti consigli”. Per quanto riguarda le questioni che Bonaccini segue in Europa, quelle dei dazi, essendo in commissione commercio internazionale o l’agricoltura e l’agroalimentare “l’auspicio che ci ripensi a questa guerra commerciale insensata che ha fatto partire 2 anni fa. Sono appena stato al Vinitaly International” perché “gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione dei nostri vini, più in generale dell’agroalimentare italiano nel mondo. E nel 2025 il calo di vendita di vini italiani è del 10%, di quelli europei del 20%. Solo che questo non è un danno solo a noi, è un danno anche a loro nell’indotto che poi garantisce”. Io “le guerre commerciali non hanno mai fatto bene a nessuno e credo che anche questo aprire guerre commerciali con tutti abbia portato un po’ di elettori a non poterne più, anche se credo che il vero motivo per cui ha perso così sonoramente le elezioni come non accadeva ai repubblicani da più di mezzo secolo, sia la guerra insensata ed illegale aperta a Teheran che ha portato un nuovo aumento di carburanti ed energia anche in quel paese, non solo in Europa, unito al fatto che lui aveva promesso meno inflazione e crescita dell’economia sta andando al contrario entrambe queste”.
Contro la crisi dei carburanti “abbiamo chiesto al commissario Hansen che ha aperto, anche se vanno modificate alcune procedure, se l’utilizzo di quelli che chiamiamo fondi PSR, cioè i piani sviluppo rurale che sono i fondi europei che vengono trasferiti agli stati e dagli stati alle regioni, possono per la prima volta essere utilizzate per andare incontro al caro carburanti”. “C’era già stata recentemente un’opportunità di poter utilizzarli per affrontare altri problemi causati dalla guerra dello stretto di Hormuz a partire dai fertilizzanti – ha spiegato – Adesso abbiamo chiesto se quelle risorse possono per la prima volta essere utilizzate, essendo fondi della regione, per andare incontro al caro carburanti”. L’Emilia-Romagna, ha citato, “ad esempio, è già pronta a mettere 12 milioni di euro dal suo piano di sviluppo rurale a disposizione per la prima volta degli agricoltori proprio per venire a mitigare questo tema. E quindi, se in tutte le regioni questo può avvenire, è chiaro che è un ulteriore aiuto. Io spero che l’apertura che il commissario europeo ha fatto, possa procedere e trovare soluzione perché in momenti straordinari bisogna mettere in campo misure straordinarie”.
A proposito di fondi, la commissione ha proposto dei tagli alla PAC nel prossimo bilancio pluriennale, per noi è una proposta inaccettabile perché l’agricoltura è il settore più colpito. Sono 20% di tagli sarebbero nella nuova politica agricola comunitaria, per l’Italia tradotto 9 miliardi di euro e questo non lo possiamo accettare”. “Io sono stato incaricato mesi fa dalla commissione agricoltura, quindi da tutte le forze politiche come relatore della proposta di bilancio che la commissione avanza al Parlamento europeo una volta che ha visto qual è la proposta del Parlamento – ha spiegato – Per cui, nella proposta ho avanzato innanzitutto l’azzeramento dei tagli, altrimenti come socialisti siamo addirittura arrivati a dire che non voteremo quel bilancio con tutte le conseguenze per la commissione del caso. Per la prima volta ho chiesto l’introduzione di indicizzare l’inflazione che abbiamo previsto al 2 e mezzo per cento perché negli anni precedenti con la pandemia la inflazione è arrivata a due cifre e si è mangiata decine di miliardi di euro del bilancio europeo vero e proprio. Abbiamo chiesto e ho chiesto per la prima volta di introdurre un nuovo pilastro, piccolo, che è quello della gestione del rischio. Cioè il fatto di riassicurare tante imprese agricole, soprattutto piccole e medie, che o vedono costi elevati cresciuti a causa dei cambiamenti climatici e le assicurazioni li hanno alzati, oppure proprio compagnie assicurative che non si siedono più nemmeno a discutere. Abbiamo previsto una proposta di un miliardo e 800 milioni di euro che sarebbe un piede pubblico per convincere i privati che ci hanno detto che potrebbero essere interessati a venirsi incontro”. Bonaccini vuole “avere fiducia che quantomeno l’azzeramento dei tagli avvenga perché sarebbe veramente clamoroso e delittuoso verso il settore agricolo che la Commissione Von der Leyen si era proposta di rilanciare. Speriamo di farcela. Devo dire mi dà fiducia il fatto che la proposta che ho portato in commissione ha ricevuto l’80% di voti a favore, trasversali da destra a sinistra e gli altri 20% astenuti. Quindi abbiamo dimostrato per una volta che l’Europa può persino oltre le ideologie e le appartenenze politiche stare unita”.
Gli attacchi cibernetici ai sistemi di refrigerazione aggiungono una nuova incertezza nel settore agricolo e della distribuzione “Sono un bel problema perché quando parliamo di guerra ibrida, anche questa è guerra ibrida. Quindi io credo che bisogna in Europa alzare il livello non solo di attenzione e di possibili sanzioni nel caso si accerti di chi è la responsabilità, ma soprattutto arrivare ad un sistema di protezione che impedisca interventi che in questo caso mettono a rischio la catena alimentare, ovviamente”.