Un appello chiaro al Parlamento Ue, in vista del voto del 28 aprile, per correggere subito la clausola di salvaguardia sul riso, perché così com’è rischia di essere del tutto inutile. A lanciarlo è Cia-Agricoltori Italiani, che ha invitato gli eurodeputati – con una lettera del presidente nazionale Cristiano Fini – a sostenere tutti gli emendamenti necessari a rendere il meccanismo davvero efficace e tempestivo rispetto alle dinamiche di mercato. Il nodo è quello delle importazioni, ormai fuori scala rispetto alla tenuta del comparto: nella Ue entrano ogni anno circa 1,7 milioni di tonnellate di riso, destinate ad aumentare ulteriormente con gli ultimi accordi di libero scambio, dal Mercosur all’Australia. Una pressione che schiaccia i prezzi e mette in grossa difficoltà i produttori europei.
In questo contesto, secondo Cia, la proposta di clausola di salvaguardia uscita dai triloghi tra Commissione, Consiglio e Parlamento appare fortemente indebolita e ridimensionata rispetto alle istanze della filiera. L’accordo raggiunto prevede, infatti, che il meccanismo automatico scatti solo se le importazioni annuali supereranno di circa il 45% la media dell’ultimo decennio, vale a dire attorno alle 561mila tonnellate. Una soglia giudicata di fatto irraggiungibile dai produttori, che la considerano una misura svuotata di efficacia.
Da qui, la richiesta di Cia di intervenire sul meccanismo di salvaguardia automatico, legato al regime Spg/Eba, abbassando la soglia e rendendo più tempestiva l’attivazione, soprattutto in presenza di picchi di import che destabilizzano gli scambi.
(Segue)