“Purtroppo la difficoltà nella quale oggi noi ci troviamo in termini di interlocuzione con una parte delle istituzioni europee, soprattutto quella dei gruppi principali, penso al Ppe, penso ai socialisti, deriva anche dal fatto che come avveniva negli anni ’80-’90, si sta utilizzando l’agricoltura come merce di scambio per favorire altri settori produttivi”. Lo ha detto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, a margine dell’assemblea dei soci del Nord-Ovest in corso a Torino Lingotto in merito all’accordo Ue-Mercosur.
La filiera agroalimentare in Italia, in termine di valore, ha spiegato, è pari a “707 miliardi, 4 milioni di occupati, un valore record dell’esportazione nel 2025 di 73 miliardi. Noi questi valori non li vogliamo disperdere e non siamo più disponibili, come avveniva negli anni ’80 e ’90 a lasciare che l’agricoltura possa essere svenduta per favorire altri settori”. Questa, invece, ha detto ancora Prandini, è “esattamente la volontà della Germania che nelle filiere agricole non si contraddistingue per qualità e pensa di poter, appunto, svendere l’agricoltura di altri paesi per favorire altri settori produttivi anche dell’industria pesante”. In questo, “ovviamente – ha concluso Prandini – il confronto con le istituzioni sarà continuo, costante, per evitare che queste situazioni si possano ripetere e che ci sia un una giusta conoscenza di quello che l’agricoltura può rappresentare come opportunità di crescita, sviluppo e occupazionale per l’intero continente europeo”.