Carburanti, economista Benedettini: Inutile il taglio delle accise

Speculazione è un termine da usare con cautela. Il rischio è confondere la ricerca del profitto da parte delle aziende con le condotte anticoncorrenziali. “Il primo – spiega in un’intervista a Repubblica l’economista Simona Benedettini, ceo e fondatrice di Race Consulting – è un fenomeno intrinseco dei mercati. La seconda, invece, è una condotta che, se accertata, va colpita con gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento”. Scagliarsi contro presunti extra profitti “ha poco senso, considerando che quasi il 60% del prezzo finale di benzina e gasolio riguarda la componente fiscale”. E ancora: “L’impatto del rincaro del petrolio Brent c’è e si riflette sul costo della materia prima che a sua volta si riflette sull’Iva. Il prezzo alla pompa è formato da quattro componenti: il costo della materia prima che pesa per il 27% nel caso della benzina e del 30% per il gasolio, le accise (40%), l’Iva (18%) e il margine lordo degli operatori (14 e 12 per cento). Su quest’ultimo sono poi inclusi i costi logistici che differenziano i prezzi in autostrada da quelli di altri punti di distribuzione e tra self o servito. Ad ogni modo, i prezzi dei carburanti sono molto trasparenti visto che ogni giorno il Mimit pubblica il valore dei prezzi dei carburanti su tutta la rete di distribuzione. Aspetto che scoraggia dinamiche collusive”. Benedettini poi spiega che “meccanismi come quello delle accise mobili potrebbero sì dare un sollievo immediato ai consumatori, ma di entità limitata. Al crescere del prezzo del petrolio l’impatto dell’accisa mobile sui prezzi alla pompa decresce. L’incremento del costo della materia prima, delle accise e dell’Iva che si verificherebbe più compenserebbe gli effetti positivi dell’accisa mobile che è finanziata solo con il 22% dell’extra gettito Iva generato dal rincaro. Inoltre rischia di avere un effetto perverso”.