Carburanti, Santos Rosa (Shell): Italia con più riserve Ue ma burocrazia blocca tutto

“L’energia non è una scelta politica. Riguarda le nostre vite e la nostra sussistenza”. Così Joao Santos Rosa, presidente e amministratore delegato di Shell Italia, in un colloquio con La Stampa. Il blocco dello Stretto di Hormuz è il nodo e in un quadro di alta incertezza, il futuro dell’Europa e la competitività dell’industria dipendono da “una transizione ecologica ancorata al pragmatismo”. Secondo Santos Rosa “l’Italia possiede un potenziale inespresso. In Basilicata giacciono le maggiori riserve onshore di idrocarburi dell’Europa continentale”, bloccate dalla burocrazia. Per il manager serve un cambio di passo: “Snellire i permessi e attrarre capitali per sostenere una domanda elettrica destinata a raddoppiare nei prossimi decenni”.

Santos Rosa poi dice. “Nessuno possiede la sfera di cristallo per prevedere l’evoluzione nelle prossime settimane, ma basta osservare il periodo trascorso dall’inizio del conflitto in Medio Oriente a oggi per notare come una fetta rilevante di energia non sia arrivata al sistema globale. Nei decenni passati il mercato ha vissuto uno sviluppo profondo, mutando da una dimensione locale a una struttura interconnessa. L’energia viene prodotta, messa su nave, immessa nei tubi o nei cavi. Da settimane affrontiamo un deficit strutturale e questa energia perduta dovrà in futuro essere rimpiazzata”. E ancora: “I singoli Stati possiedono un cuscinetto di sicurezza fatto di scorte commerciali e riserve strategiche, fattore che ci impedisce di percepire un impatto dirompente in queste ore. Eppure, nel caso di una risoluzione del blocco, servirebbe un periodo lungo per ricostituire gli inventari”.

Santos Rosa poi evidenzia come “le dinamiche odierne differiscono da quelle degli anni Settanta grazie all’interconnessione dei mercati. I Paesi attingono a un paniere diversificato. L’Italia, in seguito alla rinuncia al gas russo, ha saputo sfruttare la sua posizione geografica nel Mediterraneo, garantendosi forniture dal Nord Africa e dai mercati globali tramite i rigassificatori. Esistono policy europee rigorose che impongono un livello minimo di scorte per gestire lo squilibrio tra domanda e offerta. Il sistema è progettato per incassare questo genere di colpi per un lasso di tempo circoscritto”. E infine: “L’Ue porta avanti una riflessione vitale sulla tenuta della propria competitività nel lungo periodo. Il rapporto Draghi offre una base di partenza pragmatica ed eccellente. Il nucleo del discorso è netto: l’Europa deve massimizzare le risorse a sua disposizione per recuperare terreno. La decarbonizzazione dell’economia rappresenta la via maestra, ma va condotta in modo strutturato per scongiurare la deindustrializzazione di intere porzioni del nostro tessuto produttivo. Non possiamo permetterci di rendere il continente incapace di competere”.