“Il Wto è l’ultimo argine contro una frammentazione senza regole, però va riformato per adeguarsi ai nuovi tempi”. Lo dice la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Ngozi Okonjo-Iweala. In una intervista a Il Corriere della Sera aggiunge che la Wto conta ancora: “Assolutamente sì. Basta guardare i numeri: il 72% del commercio mondiale avviene ancora secondo le regole del Wto. È sceso dall’80%, ma quasi tre quarti del commercio globale continua a basarsi sulle nostre regole. C’è un nucleo resiliente”. Poi sottolinea che “una parte del sistema è stata minata. Ma nessuno dei 166 membri è uscito dal Wto, nemmeno gli Stati Uniti. Tutti restano dentro e partecipano al dibattito sulle riforme. Questo è un dato fondamentale”. Ma il Wto ha un problema: “Il nostro processo decisionale è troppo lento e poco reattivo rispetto a un mondo che cambia velocemente, con nuovi settori come i servizi digitali che viaggiano sulle reti informatiche, l’AI, il commercio verde. Abbiamo bisogno di essere più veloci nel creare nuove regole e nuove piattaforme”. Si va verso una riforma della governance: “Dobbiamo essere più flessibili, permettere ai Paesi di lavorare in coalizioni plurilaterali, con geometrie variabili. Non tutto deve essere multilaterale. Avremo ancora accordi multilaterali, ma servono anche accordi tra gruppi di Paesi che vogliono muoversi più in fretta”.