“Ammettiamo pure che ci sia un problema con la Cina. Ma, a parte che imporre un dazio del 145% non ha nessun senso, quello che doveva fare l’amministrazione era mettere intorno a un tavolo gli alleati: Ue, Giappone, Canada, Corea del Sud, affrontare con lucidità le cause di tensione con Pechino e valutare le soluzioni. Invece Trump ha la scelto la via più sbagliata e guardate che disastro ha combinato”. Così Robert Wescott, economista con PhD alla Penn University e formazione all’Fmi, oggi a capo del think-tank Keybridge di Washington. In un colloquio con Repubblica spiega: “Mettiamo in chiaro che la globalizzazione, di cui l’entrata della Cina nel Wto fu il momento nodale, ha portato benessere a Oriente e a Occidente. A Pechino il reddito pro capite è passato da 400 a 12mila dollari annui, gli investimenti si sono moltiplicati, intere città sono state costruite per ospitare le fabbriche americane o europee, la tecnologia ha raggiunto i livelli più eccelsi. In Occidente abbiamo accesso a una moltitudine di beni a prezzi calanti e gli scambi internazionali sono un motore di sviluppo. Meno del 20% della forza lavoro manifatturiera in America ha dovuto ripiegare su mansioni meno convenienti: tutti gli altri hannotrovato nuovi e più redditizi posti nella finanza, nei servizi, nella formazione”.