“L’Europa aspetti prima di agire, serve chiarezza. Quando prenderà posizione, lo faccia in modo unitario”. Così Daniel Gros, direttore dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi e consulente del Parlamento europeo. Come dice a La Stampa Donald Trump ora ha le armi spuntate: “La sua non è una strategia economica, è solo un’idea folle sui dazi”. E ancora: “Lui ci prova, ma questa misura vale soltanto fino a luglio, poi il Congresso la dovrebbe confermare, il che è molto improbabile. I dazi non sono popolari: gli americani non volevano nuovi accordi commerciali, imporre ulteriori restrizioni a destra e a sinistra, anche sugli alleati, non si è rivelato una mossa vincente. Sull’aumento al 15%, ho l’impressione che alcuni consiglieri gli abbiano suggerito ‘se fai il 10, poi puoi minacciare il 15’, che è il limite più elevato per la legge a cui si è appellato”. Sulla sentenza della Corte Suprema e reazione del presidente, Gros chiosa: “È più un gioco politico, ruota intorno al potere personale di Trump piuttosto che sulla politica commerciale che gli Stati Uniti vorrebbero avere. Lui vorrebbe utilizzare i dazi come arma personale, ma tariffe così alte non sono popolari nemmeno nel suo partito. La sentenza era abbastanza scontata. Il 6 a 3 è importante perché vuol dire che anche alcuni giudici che erano stati nominati da Trump non l’hanno seguito: una certa indipendenza ce l’hanno”.