“Esistono dazi buoni, non sono tutti negativi. Crediamo, per esempio, che l’Unione Europea debba tornare ad avere politiche tariffarie che compensino le regole imposte ai nostri produttori. Sul riso – ricorda il ministro – una delle discussioni in corso qui a Bruxelles: non si può immaginare di farsi invadere, in nome della solidarietà, da riso proveniente da Cambogia e Birmania, applicando dazi zero per ‘aiutare la loro agricoltura’. Acquistare riso senza dazi da nazioni che sfruttano il lavoro minorile e non rispettano le regole del lavoro significa imporre ai nostri produttori una concorrenza sleale. Su questo dobbiamo aprire una riflessione seria: distinguere i dazi sbagliati, che mettono in discussione il modello economico e istituzionale dei paesi democratici, da quelli necessari a compensare sistemi produttivi basati su condizioni incompatibili con le nostre”.