Victor Owen Schwartz, fondatore di V.O.S. Selections, importa vini, distillati e saké da 14 Paesi, ed è diventato il volto della battaglia contro i dazi di Trump da quando ha fatto causa al governo lo scorso aprile. Come racconta il Corriere della Sera, lui e la figlia Chloë Syrah Schwartz, che è vicepresidente della piccola impresa con una ventina di dipendenti, stanno ricevendo messaggi da “persone e aziende, da italiani, francesi, spagnoli, da tutto il mondo ma soprattutto dagli americani. ‘Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie per esserci opposti, nessuno aveva osato farlo’, ci scrivono. È travolgente in un modo bellissimo”, dice Schwartz. E ancora: “Il mio sforzo principale era gestire un’azienda nell’anno più difficile, caotico e bizzarro da quando ho iniziato questo lavoro 40 anni fa. Non riguarda solo me, ma ogni singola azienda in America, specialmente le piccole imprese. È stata una minaccia esistenziale. Un giorno dazi del 10%, il giorno dopo del 200% solo perché a qualcuno non piace uno spot televisivo o il colore di una cravatta… E adesso tutti stanno cercando di capire cosa succede”. Nemmeno adesso dopo l’ultima decisione di Donald Trump: “Nessuno lo sa. So che uno degli avvocati che ci ha assistito ora sta contestando la Section 122. Noi non siamo coinvolti e credo nemmeno il Liberty Justice Center, che ci assisteva pro-bono e si occupa di casi costituzionali. Non so i dettagli ma per quello che capisco sono leggi che prevedono maggiori restrizioni, serve una precisa ragione e può essere respinto dal Congresso. E non conosciamo ancora tutte le implicazioni politiche: ci sarà pressione sul governo perché arrivano le elezioni di midterm e i dazi non sono popolari, il 75-80% è contrario. Non so come reagiranno, ma penso che questa vittoria dia una maggiore copertura politica al Congresso per mostrare la spina dorsale, cosa che non ha fatto finora. E in termini più ampi questo caso era importante anche perché riguarda la separazione dei poteri: questa amministrazione ha fatto traballare la Costituzione, che dice chiaramente che il Congresso ha il diritto di imporre le tasse”. E ancora: “La Section 122 consentirà all’esecutivo in certe circostanze di imporre alcuni dazi in modo molto limitato… ma speriamo che ora il Congresso intervenga, e pure i leader delle grandi aziende: finalmente dovrebbero farsi avanti e dire: ‘È un male per noi’. Non parlano per paura. Ricordate? Walmart voleva indicare il costo dei dazi sui prodotti, il presidente ha detto no, e non l’hanno fatto. Idem Amazon”.