La Commissione europea “è stata informata dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti della decisione di avviare indagini ai sensi della Sezione 301 relative alla sovraccapacità strutturale nei settori manifatturieri, compresa un’indagine sulle politiche e le pratiche dell’UE e dei suoi Stati membri. L’Unione europea condivide la preoccupazione degli Stati Uniti riguardo alla sovraccapacità strutturale nell’economia globale. Tuttavia, le cause di tale sovraccapacità sono ben identificate e non risiedono in Europa”. Lo ha detto un portavoce della Commissione europea durante il briefing con i giornalisti. Il rappresentante Usa per il commercio, Jamieson Greer, ha annunciato un’indagine per identificare “atti, politiche e pratiche da parte di alcune economie, relativi all’eccesso di capacità strutturale e di produzione”. Greer ha elencato i Paesi sotto indagine: “Cina, Unione europea, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malaysia, Cambogia, Thailandia, Corea, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone, India”.
L’Ue, ha aggiunto il portavoce, “è un’economia con mercati aperti e politiche trasparenti. In quanto tale, non si considera un fattore che contribuisce alla sovraccapacità strutturale, ma piuttosto un partner nella lotta alle distorsioni globali”. Queste sfide, ha spiegato, “possono essere affrontate al meglio attraverso la cooperazione tra i partner, come chiaramente indicato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa. La Commissione esaminerà attentamente i dettagli dell’indagine e noi restiamo disponibili a collaborare in modo costruttivo con gli Stati Uniti. La Commissione continuerà a garantire che gli interessi dell’Unione europea siano pienamente tutelati”. Dal punto di vista dell’Unione europea, “possiamo solo ribadire la nostra aspettativa che gli Stati Uniti onorino pienamente gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa”, e “la Commissione risponderebbe con fermezza e in modo proporzionato a qualsiasi violazione degli impegni assunti nella dichiarazione congiunta”.