“Quando le regole cambiano rapidamente, i capitali rallentano. Il mondo dell’energia resta globale, ma la frammentazione politica aumenta i costi e riduce la prevedibilità”. Così Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia. “Un’incertezza che, insieme al ritorno dello Stato nell’economia dell’energia, rischia di pesare sulle scelte industriali”, sottolinea a Il Corriere della Sera. “Energia e geopolitica sono sempre state intrecciate. Ma non ho mai visto la geopolitica diventare un fattore così determinante per l’intero mercato energetico globale. Oggi pesa ogni giorno sulle decisioni di investitori, aziende e governi, rendendo tutto più difficile e imprevedibile”, aggiunge Birol. Poi aggiunge su Groenlandia alle materie prime: “Non si tratta di un singolo dossier. In passato parlavamo soprattutto di sicurezza di petrolio e gas, che restano centrali. Ora però entrano in gioco anche elettricità, minerali critici e catene di approvvigionamento, diventate una parte fondamentale della sicurezza energetica”. E ancora sul Venezuela: “Arriva in una fase relativamente confortevole per i mercati petroliferi. A Davos, un anno fa, avevo previsto prezzi del petrolio e del gas in calo e del rame in aumento: tutte e tre le previsioni si sono avverate. Oggi c’è molta capacità inutilizzata, il Venezuela pesa meno dell’1% della produzione globale”.
Birol poi parla dei dazi e di transizione energetica: “Le rinnovabili crescono ovunque: nel 2025 circa il 75% della nuova capacità elettrica installata sarà rinnovabile. Il nucleare sta tornando e il gas continua a essere usato, anche grazie al calo dei prezzi. Ma le emissioni di CO2 continuano ad aumentare”. Resta un punto chiave, il gas: “La crescita viene soprattutto dal Gnl. Quest’anno arriveranno sul mercato 50 miliardi di metri cubi in più, l’anno prossimo 80, da Stati Uniti, Canada e Qatar. Stiamo passando da mercati dei venditori a mercati degli acquirenti e i prezzi scenderanno”.