Il sistema energetico russo continua a generare centinaia di milioni di euro al giorno dalle esportazioni, ma a luglio il conto della guerra e delle sanzioni si fa più pesante. I ricavi giornalieri dalla vendita di combustibili fossili sono scesi del 12% su base mensile, a 683 milioni di euro, mentre i volumi complessivi esportati sono rimasti sostanzialmente stabili. È quanto emerge dall’analisi mensile del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea). Il petrolio greggio resta la principale fonte di entrate per Mosca. A luglio le esportazioni hanno generato 392 milioni di euro al giorno, con una crescita dell’1% rispetto a giugno. Dietro il dato complessivo, però, si muovono in direzioni opposte i due principali canali di trasporto: i ricavi del greggio spedito via oleodotto sono diminuiti del 21%, mentre quelli delle esportazioni via mare sono aumentati del 7%.
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