“Purtroppo anche la produzione industriale di febbraio avrà il segno meno. Forse non quota -0,6% come in gennaio ma comunque in territorio negativo”. Così Giuseppe Pasini, industriale dell’acciaio di lungo corso, proprietario del gruppo Feralpi e presidente di Confindustria Lombardia, in un dialogo con il Corriere l’Economia. Solo qualche settimana fa, analizzando i dati della Lombardia, era parso decisamente più ottimista ma ora ha cambiato idea: “È vero. Mi basavo su dati precedenti di export, produzione industriale e fatturato che lasciavano intravvedere una ripresa, seppure tenue. Ma con lo scoppio del conflitto in Iran e il suo allargamento al Golfo ogni previsione diventa ardua. Ci si alza la mattina e si rincorre un prezzo del gas che nel frattempo è schizzato di qua e di là. Se la guerra continuerà per mesi, come temo, è chiaro che per il tessuto delle nostre imprese la situazione si farà estremamente difficile. Siamo molto preoccupati”. E ancora: “Ben venga l’intervento sulle accise, così come le altre scelte. Però agiamo sempre in una logica di emergenza. Le imprese hanno bisogno di misure strutturali, non soltanto di pezze messe di volta in volta. E il prezzo dell’energia va contenuto altrimenti la nostra competitività viene bastonata”. Poi sugli Ets: “È di fatto un’imposta che vale 25-30 euro al megawatt. Alcuni Paesi la vogliono togliere, altri no. Si è creata una paralisi. L’Europa non può più decidere all’unanimità. I veti vanno superati».