Simone Togni, presidente di Anev (Associazione nazionale energia del vento) che raggruppa oltre 100 aziende del comparto eolico, spiega a Il Sole 24 Ore che il 2025 “è stato il primo anno in cui la produzione elettrica da Fer ha superato quella da fonti fossili. L’analisi dell’European Electricity Review mostra che, solo eolico e fotovoltaico, hanno generato, l’anno scorso, il 30% dell’energia contro il 29% delle fossili, mentre tutte le Fer insieme hanno raggiunto il 48%. Ma Italia e Germania restano in balia degli alti costi del gas che influenzano negativamente il costo delle bollette. Il nostro Paese, poi, ha frenato la crescita di energia prodotta dalle Fer, mentre la tendenza doveva essere di un’ulteriore crescita”. Se in questo contesto “già di per sé non ideale – afferma Togni – mettiamo una dose di disinformazione, il quadro si complica ulteriormente. E recentemente, a proposito di tre progetti eolici in tre regioni diverse, in un Tg è stato detto che questi potrebbero distruggere una montagna, una comunità e tutto l’ambiente circostante, che andrebbe verso una perdita del paesaggio e della possibilità di fare la transumanza”.
Poi Togni sottolinea che “tutti i progetti eolici, compresi quelli richiamati, devono procedere attraverso processi amministrativi che ne certificano la compatibilità con il territorio, il paesaggio, l’ambiente, i beni culturali e così via; affrontando lunghe e complesse procedure di valutazione di impatto ambientale, su cui si esprimono circa 40 enti diversi, che impongono anche modifiche del progetto stesso, proprio per scongiurare ogni tipo di impatto. La legge impone, poi, che un impianto, al termine della vita utile di 20 anni, debba essere smantellato e quindi l’impatto paesaggistico è completamente reversibile”.