“Oggi le difficoltà nei passaggi marittimi del Golfo spingono i paesi arabi a cercare ridondanza e nuove condotte. Non è che i sauditi, i kuwaitiani, gli emiratini sognano: stanno facendo i progetti per fare i tubi per venire nel Mediterraneo, perché altrimenti sono schiacciati dai ricatti sui due stretti. C’è una potenzialità gigantesca per il sistema Italia di giocare la partita della ridondanza di collegamenti per aggirare Hormuz e Bab el-Mandeb”. Lo dice Antonio Gozzi, vicepresidente di Confindustria, all’incontro “Da Filiera a Sistema. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare” promosso a Roma da Ansaldo Energia. E poco dopo, a margine dell’evento, entrando ancora più nel merito della questione.
“All’interno dell’Ilva di Taranto – racconta – esiste un treno di laminazione per lamiere larghe fino a 4,5 metri e fino a 300 mm, un sistema industriale unico al mondo nato negli anni ’70 per realizzare le grandi pipeline dalla Siberia all’Europa. È il migliore impianto del mondo quello lì. Noi rischiamo di perdere un’occasione strategica formidabile per il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo se non coinvolgiamo attivamente attori di sistema come Fincantieri e Snam. Avere la lamiera larga interessa molto ai cantieri che lavorano fino al 2037, quindi non c’è un problema di ansia, ma di garantirsi la produzione. Bisogna fare un’operazione di sistema: un grande paese industriale su queste questioni deve essere capace di farla”.
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