“Serve un buon sistema sociale e, prima di tutto, un buon sistema educativo, nel quale a scuola si impari a imparare. Penso che non si debba usare troppa intelligenza artificiale a scuola. Può essere utile, per esempio, per aiutare gli studenti che rimangono indietro, ma i ragazzi devono imparare a leggere i libri, a scrivere senza errori, a fare i calcoli da soli. Credo molto anche in un mercato del lavoro come quello danese, la flexicurity. In Danimarca, quando si perde il lavoro, per due anni si riceve il 90% dello stipendio e lo Stato si occupa della riqualificazione e aiuta a trovare un nuovo impiego. Alcuni parlano di reddito universale, ma non penso sia una buona idea pagare le persone per non fare nulla. Bisogna pagarle per lavorare oppure per formarsi. Con l’Ai avremo sempre più bisogno di istruzione e flexicurity. Le persone devono sentirsi protette e sapere che non saranno lasciate sole”. Lo dice a Il Corriere L’Economia Philippe Aghion, premio Nobel per l’Economia 2025. “Non penso che la soluzione sia imitare il sistema sociale americano. Negli Stati Uniti, quando si perde il lavoro, si può perdere l’accesso ai servizi sanitari e a molte altre cose. Non vogliamo questo per l’Europa. Ma abbiamo bisogno di tutto ciò di cui hanno parlato Mario Draghi, Enrico Letta e il rapporto Bocconi. Serve un vero mercato unico di beni e servizi, affinché gli innovatori abbiano a disposizione un grande mercato europeo. L’Europa conta molti più consumatori degli Stati Uniti, ma il mercato è segmentato. Dobbiamo procedere anche verso un mercato dei capitali unificato. Servono maggiori finanziamenti di lungo periodo per la ricerca di base, più venture capital e più investitori istituzionali. In Europa abbiamo molti risparmi, ma vengono investiti negli Stati Uniti anziché in Europa. Dobbiamo inoltre introdurre l’equivalente della Darpa americana, un modello che consente di conciliare politica industriale e concorrenza. Alla ricetta di Draghi aggiungerei istruzione e flexicurity”, aggiunge. E ancora sull’intelligenza artificiale e le ìarmiì dell’Europa: “Abbiamo i ricercatori, i risparmi, l’energia, abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sviluppare l’intelligenza artificiale. Bisogna creare le condizioni perché possa svilupparsi, anche partendo da Paesi come la Francia”.