“L’industria italiana tra il 2022 e il 2025 ha maturato premesse per un possibile rilancio, nonostante il calo della competitività del paese e la gravità di alcune crisi aziendali. È quanto emerge da un’elaborazione dei Dati cumulativi Mediobanca. L’occupazione industriale è cresciuta del 5% e il fatturato all’export del 14%. Il valore aggiunto è un quinto (non poco) della produzione. Il magazzino è salito da 69 a 98 giorni per le difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime. La dilazione concessa ai clienti (due mesi) è rimasta invariata, così come quella ottenuta dai fornitori (poco meno di tre mesi). Il rinnovo dei mezzi di produzione è tornato al livello buono (4%) del 2016 all’epoca del superammortamento”. Lo scrive Riccardo Gallo, presidente dell’Osservatorio imprese della Sapienza, in un suo intervento su Il Corriere della Sera. “Le condizioni di salute patrimoniale (autonomia del capitale di rischio) e finanziaria (equilibrio, indebitamento, liquidità) sono costanti e ottime. Nel 2025 gli azionisti delle società industriali si sono distribuiti dividendi per poco più del 50% degli utili, contro il 70-80% degli anni precedenti, e hanno lasciato il resto per nuovi investimenti. È un ritorno di affezione dei soci alla propria impresa, coerente con quanto rilevato dall’Istat il 28 agosto sulla fiducia delle imprese”, si legge ancora. Però, conclude Gallo, “la classifica Imd 2026 della competitività di 70 paesi mostra che l’Italia in questa legislatura ha perso posizioni. Non esistono prove che gli incentivi di Stato risolvano i problemi. L’apparente paradosso che le imprese vadano meglio in un’Italia mal messa si spiega guardando la quota di utile dovuta allo Stato come imposta. Il tax rate (così si chiama), mentre tra il 1995 e il 2020 stava tra il 35 e il 55%, con punte più alte nei primi due anni dell’euro, nel 2021 è bruscamente sceso al 20-21% e lì è rimasto, ridando fiducia alle imprese. Come se il governo dicesse: minore competitività? Allora meno tax rate. Se ci fosse più competitività e meno tax rate, l’industria italiana sarebbe tra le prime al mondo”.