Rallenta a settembre la crescita del settore terziario italiano. Secondo i dati S&P Global, l’indice Pmi dell’attività economica è sceso bruscamente a 51,7 punti rispetto al record di 55,2 toccato ad agosto, segnalando l’espansione più modesta dell’intero terzo trimestre pur restando sopra la soglia di 50 che separa crescita e contrazione.
A pesare è stato il freno sui nuovi ordini complessivi, dovuto principalmente alla debolezza della domanda interna. In decisa controtendenza invece le commesse estere, che hanno messo a segno l’incremento più robusto dal maggio 2024. Continua intanto per il ventesimo mese consecutivo la creazione di posti di lavoro, anche se le assunzioni mostrano il ritmo più lento da giugno.
Sul fronte dei prezzi, le imprese segnalano una marcata risalita delle spese operative legata ai costi di energia, carburanti, salari e trasporti, influenzati anche dalle tensioni in Medio Oriente. Per proteggere i margini, le tariffe applicate ai clienti sono aumentate con il tasso di inflazione più elevato da quasi due anni e mezzo.
“La stabilità della domanda ha incoraggiato un maggiore trasferimento degli aumenti sui clienti finali”, ha spiegato Eleanor Dennison, economista di S&P Global Market Intelligence. Nonostante le preoccupazioni legate ai tassi d’interesse, la fiducia delle imprese per i prossimi dodici mesi è salita ai massimi da oltre un anno grazie alle aspettative su nuovi clienti e nuovi prodotti.