“Sta arrivando l’onda lunga degli aumenti”. Lo dice in un’intervista a La Stampa Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione. “A settembre abbiamo avuto una sorpresa negativa: l’inflazione generale è salita al 4,2%, soprattutto per effetto dei beni energetici. È un aumento che pesa sulle famiglie, ma anche sulle imprese. La distribuzione moderna ha consumi energetici molto rilevanti, soprattutto nel retail food, dove le catene del freddo comportano costi significativi. Nello stesso periodo il carrello della spesa è passato dallo 0,9% all’1,7%. A spingere sono soprattutto gli alimentari non lavorati, già sotto pressione per i costi agricoli e per le condizioni climatiche, che hanno inciso su produzione, qualità e disponibilità”, spiega. E aggiunge che la grande distribuzione per ora è riuscita a contenere gli aumenti: “A settembre il carrello della spesa nella distribuzione moderna è ancora in deflazione, a -0,4%. Riusciamo quindi a contenere i prezzi più di altri canali commerciali, più fragili e con maggiori difficoltà nel sostenere l’aumento dei costi. Ma i segnali che arrivano dai fornitori, dall’industria e dalle nostre imprese sono chiari: nei prossimi mesi vedremo un’accelerazione dell’inflazione al consumo. I costi sostenuti dalle imprese, inevitabilmente, verranno trasferiti a valle. Possiamo farlo con attenzione, ma non possiamo assorbirli tutti”. Per Buttarelli il rischio è una frenata dei consumi: “È già un elemento di preoccupazione. A settembre è calata ulteriormente la fiducia dei consumatori e questo incide sui consumi. Ad agosto avevamo già registrato un rallentamento dei volumi, sia nell’alimentare sia nel non alimentare. Gli alimentari sono consumi sostanzialmente obbligati, anche se cambiano le scelte in funzione della convenienza. I beni non alimentari, invece, rischiano molto di più. E se in un Paese non ci sono consumi, si fermano anche le filiere produttive. A questo si aggiunge la pressione sulle famiglie determinata dai costi energetici, che comprime ulteriormente la spesa. Pesano il potere d’acquisto, ma anche la percezione della propria situazione economica”.