Iran, Ardemagni (Ispi): Nuove rotte, così Emirati e Arabia riducono perdite

Come riporta il Corriere della Sera, le monarchie del Golfo hanno capito che la situazione a Hormuz non tornerà più quella di prima, anche in caso di accordo. Costruire nuove rotte è diventata una questione di sopravvivenza. Lo dimostra l’accelerazione che c’è stata negli ultimi mesi su una serie di progetti per aggirare la trappola dello Stretto. L’ultimo in ordine di tempo è il nuovo porto che il colosso dei container Dp World vuole realizzare nell’emirato di Fujairah, affacciato sul Golfo dell’Oman. A Fujairah c’è già un porto che, insieme a quello di Khorfakkan, ha permesso agli Emirati Arabi di continuare a commerciare. “Malgrado per tutte le monarchie del Golfo la guerra rappresenti un fattore di insicurezza, in termini economici è la geografia a fare la differenza: Kuwait, Bahrein e Qatar sono i Paesi più colpiti dalla crisi perché le loro coste si affacciano soltanto sul Golfo. Gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita invece, potendo contare anche su altri sbocchi a mare, riescono a ridurre le perdite”, sottolinea Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata senior dell’Ispi.

Riad ha aumentato l’export di greggio dalla rotta del Mar Rosso grazie all’oleodotto Est-Ovest, lungo 1.200 chilometri e in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno e punta ad aumentarne la capacità di uno o due milioni di barili al giorno. Cosa che consentirebbe anche ad altri Paesi vicini, come Kuwait, Bahrein e Qatar, di esportare petrolio aggirando il collo di bottiglia di Hormuz. “Tuttavia, la rotta del Mar Rosso meridionale non può essere considerata un’alternativa sicura — ricorda Ardemagni —. L’80% dell’export di petrolio saudita va in Asia e passa per Bab el Mandeb. Ora che la tregua tra i sauditi e gli Houthi si è quasi rotta, quel passaggio potrebbe essere molto rischioso”.