Iran, contrammiraglio Traetta: Pronti a intervenire ma sminaggio sarà complesso

“Prima di tutto bisogna svolgere uno studio della missione per comprendere l’ambiente dove andremo a operare. A partire dal tipo di fondale — roccia, sabbia, vegetazione, che può nascondere le mine da fondo —, le correnti, la salinità e la temperatura dell’acqua, che incidono sulla propagazione del suono che è alla base del funzionamento del sonar che ci consente, con l’eco di ritorno, di individuare oggetti sottomarini e classificarli”. Lo dice il contrammiraglio Cristo Salvatore Traetta che coordina l’attività delle due unità navali italiane salpate a maggio. In una intervista a Il Corriere della Sera spiega che tipo di mine dovranno essere neutralizzate a Hormuz: “Ce ne sono di vario genere, a seconda del Paese che le produce, di diversa forma o dimensione, ma il loro funzionamento alla fine è pressoché lo stesso. Ce ne sono con un sensore o con più sensori, da fondo, ovvero appoggiate sul fondale, oppure ormeggiate a catena e fluttuanti a circa 50-60 metri di profondità. Con sensori magnetici, acustici o a contatto. Quelle a catena sono ideali su fondali di 130-150 metri, quelle da fondo per essere efficaci contro navi e sommergibili non possono invece stare a più di 100 metri”. Impossibile stabilire quanto durerà la missione: “Non possiamo dirlo, anche perché potrebbe essere influenzata dalle condizioni meteo e lì, oltretutto, questa è la stagione dei monsoni. È indispensabile tuttavia che l’operazione venga eseguita con cura, in tranquillità e in condizioni di sicurezza. Per questo i cacciamine hanno bisogno del supporto di unità logistiche e di protezione”.