“Dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, nell’economia mondiale regna sovrana un’incertezza orientata al peggio. Prevale la preoccupazione che la crescita economica mondiale possa risultare danneggiata dall’aumento del prezzo di gas e petrolio. Le aree che già crescevano poco potrebbero così finire in negativo: una recessione combinata a una forte inflazione. Sono preoccupazioni del tutto giustificate, ma non fasciamoci la testa prima del dovuto”. Lo ascrive l’economista Carlo Cottarelli su Il Corriere della Sera. “Gli aumenti del prezzo di petrolio e gas sono stati significativi. L’aumento del prezzo dell’oro nero (versione Brent) è stato relativamente contenuto: 10-15% tra lunedì e martedì. Per il gas le cose sono andate peggio: i prezzi sul mercato TTF di Rotterdam si sono quasi raddoppiati, ma partivano da un livello piuttosto basso. Per ora ci si muove ancora su livelli ben al di sotto di quelli raggiunti nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. In quella occasione il prezzo del gas passò da 80 euro al megawattora a oltre 300 euro. Ora si è passati da 30 a 60 euro”, si elle ancora. E “se si rimanesse su questi livelli l’impatto sull’economia mondiale sarebbe contenuto. Il Fondo monetario internazionale stima che un aumento del 10% del prezzo del petrolio causa una riduzione della crescita del Pil dei Paesi importatori dello 0,1-0,2%, cifre sopportabili anche per le economie europee che crescono poco. Del resto, l’impennata dei prezzi degli idrocarburi nel 2022 non causò un rallentamento significativo dell’economia mondiale: la crescita del Pil globale fu del 3,6% e quella dell’eurozona del 3,5%, anche se questi valori elevati in parte riflettevano il rimbalzo post Covid”.