“Gli Stati Uniti e l’Iran. Non si vedono soluzioni soddisfa-centi. Washington è di fronte ad un paradosso: senza truppe di terra (che non vuole inviare) e senza un’opposizione iraniana organizzata (che non c’è) un cambio di regime non è alla portata; ma senza regime change l’obiettivo di disarmare durevolmente l’Iran e avere un governo più accomodante non è realistico. In sostanza, è prevedibile la sopravvivenza a Teheran di un regime magari più laico (fondato su pasdaran e militari), meno dipendente dalla componente religiosa, più pragmatico nel business, ma non favorevole all’Occidente”. Lo scrive Giampiero Massolo, diplomatico, ex presidente di Ispi e attuale presidente di Mundys, in un asuo intervento su Il Corriere della Sera. “Una leva energetica iraniana accresciuta attraverso lo strozzamento di Hormuz (ma non per i cinesi), il possibile ricatto securitario con il risorgente jihadismo, una corsa nucleare rinnovata come assicurazione sulla vita del regime, una forza militare asimmetrica fatta di droni poco vulnerabili all’’armada’ americana. Ma allo stesso tempo un Iran molto indebolito dalla guerra almeno a medio termine, il suo arsenale balistico e le capacità navali annichilite, l’industria energetica danneggiata, il riallineamento all’Occidente (incluso Israele) delle potenze del Golfo attaccate da Teheran, un regolamento dei conti con Hezbollah in Libano”, si legge ancora. Massolo infine conclude: “Per Trump adattare il concetto di «vittoria» alla realtà. Magari scoprendo che non si sarà andati oltre a un Iran mitigato ma non sconfitto, a una pax militare israeliana in Medio Oriente insosteni-bile a lungo termine, a un conflitto sino-americano per il controllo delle risorse mondiali tuttora irrisolto. Mentre l’Europa si chiederà se sia convenuto rischiare di dividersi un’altra volta”.