“I fertilizzanti risentono dell’aumento del petrolio in tre modi”, spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino e membro della commissione che fissa i prezzi a Torino in un colloquio con La Stampa. “Innanzitutto attraverso i costi di trasporto, perché il loro spostamento dipende direttamente dal prezzo del gasolio, in secondo luogo per i costi di produzione, perché sono sostanze di derivazione petrolifera, infine una parte dei fertilizzanti arrivava dai Paesi oggi soggetti al blocco navale, e quindi manca la materia prima sul mercato il che fa salire ulteriormente le quotazioni”. Nei primi mesi del 2026, l’effetto si è visto soprattutto sull’urea al 7 maggio più cara dell’84,4% rispetto a un anno fa. È uno dei concimi azotati più diffusi, ottenuto con processi industriali che richiedono grandi quantità di energia. “Una parte dell’urea arrivava proprio dai Paesi oggi interessati dal blocco navale – spiega Mecca Cici -. Le navi non possono più portare il prodotto, la carenza sul mercato è significativa e i prezzi sono saliti in modo esponenziale”.