Iran, Montanino (Cdp): Senza gas da Qatar si guarda a Usa ma i prezzi aumentano

“Le operazioni militari di questi giorni coinvolgono direttamente lo Stretto di Hormuz, un corridoio marittimo attraverso cui transita circa il 20% della domanda globale di petrolio e una quota analoga di gas naturale liquefatto (Gnl). Su questo snodo affacciano infrastrutture cruciali per l’equilibrio energetico mondiale: la raffineria saudita di Ras Tanura, la più grande del Paese, e l’hub di liquefazione di Ras Laffan in Qatar, il più grande al mondo. L’annuncio della sospensione della produzione in questi impianti ha avuto un effetto immediato sui mercati con un aumento dei prezzi di petrolio e sopratutto del gas”. Lo scrive Andrea Montanino, chief economist di Cdp, in un suo intervento su Il Corriere L’Economia. “In uno scenario in cui i livelli di questi giorni dovessero stabilizzarsi nel 2026 — anche per effetto di un rallentamento della domanda globale — l’impatto macroeconomico sarebbe rilevante per l’Europa. Ma oltre ai prezzi, per l’Europa il tema centrale è la sicurezza degli approvvigionamenti, in particolare di Gnl. Il Qatar copre oltre il 10% delle importazioni europee di gas liquefatto e più del 40% delle italiane”, si legge ancora. E poi “Un’interruzione prolungata dei flussi da Doha imporrebbe una rapida riallocazione delle forniture. Le alternative esistono, ma sono vincolate da limiti tecnici, contrattuali e geopolitici. Il principale candidato alla sostituzione sono gli Stati Uniti, primo esportatore mondiale di Gnl. Nel 2024 hanno esportato oltre 85 milioni di tonnellate annue, superando Australia e Qatar. La capacità di liquefazione statunitense è concentrata lungo la costa del Golfo del Messico, con impianti come Sabine Pass e Corpus Christi in Texas e Cameron in Louisiana. Nel complesso, la capacità operativa supera oggi i 90 milioni di tonnellate annue e potrebbe avvicinarsi a 110-120 milioni entro il 2026”.

Montanino sottolinea come “nel breve periodo i margini aggiuntivi sono limitati: molti impianti operano già a tassi di utilizzo superiori al 90% e buona parte dei volumi è vincolata da contratti di lungo termine con clienti asiatici. La possibilità di deviare carichi spot verso l’Europa dipende quindi dal differenziale di prezzo tra i mercati. Se il prezzo di vendita in Europa rimane sopra quello asiatico, le navi metaniere tenderanno a dirigersi verso i porti europei. Ma questa flessibilità ha un costo: i premi pagati dall’Ue per attrarre carichi possono tradursi in rincari per imprese e famiglie. Il secondo vincolo è la capacità di rigassificazione europea. Dopo il 2022, l’Ue ha compiuto uno sforzo straordinario per ampliarla. La capacità complessiva è passata da circa 115 milioni di tonnellate annui nel 2021 a quasi 150 milioni di tonnellate, grazie all’installazione di nuove unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione in Germania, Paesi Bassi e Italia. L’Italia ha infatti potenziato Piombino e Ravenna, portando la capacità nazionale a circa 20-21 milioni di tonnellate. Questo aumento consente di coprire oltre il 40% del fabbisogno nazionale tramite Gnl. In caso di stop prolungato del Gnl qatarino, l’Europa potrebbe teoricamente compensare una parte significativa dei volumi tramite maggiori importazioni dagli Usa Ma la sostituzione sarebbe solo parziale”.